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Numero 1 del 2025

80 anni dalla A alla Z


Foto: 80 anni dalla A alla Z
PAGINA 81

Testi pagina 81

VEDOVA
Orfani e vedove non sono inseriti dal catechismo fra i destinatari delle opere di misericordia, ma è come se lo fossero. Persone vulnerabili, che hanno perduto il sostegno della loro vita nella persona del maschio capofamiglia, e meritano assistenza e misericordia. Tramontato il ruolo del capofamiglia, tramonta anche - nel bene e nel male - l’assistenza, a cominciare dalla pensione di reversibilità, bollata come assistenzialismo e ridotta ormai a ben poca cosa. E pensare che la percepiscono anche i vedovi, grazie alla ‘nostra’ legge di parità del 1977 (art. 11). E grazie alla legge sulle unioni civili, dal 2016 è equiparata al coniuge superstite anche la persona che ha contratto un’unione civile.
Della categoria ‘vedovi’ - maschile universale quanto mai inopportuno - fanno parte in grandissima maggioranza le donne, circa l’80%, per vari motivi: perché vivono più a lungo, perché di solito sposano, o sposavano, un uomo un po’ più anziano e perché una parte di uomini vedovi si risposa con una donna più giovane, ed esce quindi dalla categoria.
Oltre al capofamiglia, sta scomparendo anche il matrimonio: se ne celebrano la metà rispetto a vent’anni fa. Se perdi il tuo compagno, sei ancora ‘vedova’? E poi, molte vedove non amano proprio autodefinirsi tali: come le nubili o le zitelle oggi si chiamano single, anche le vedove sono ‘single di ritorno’, stato civile ‘libero’.
Un ultimo dettaglio linguistico: orfano e orfana sono il figlio o la figlia che perdono il padre o la madre, ma non esiste un termine per definire il lutto più crudele e contro natura: quella della madre o del padre che perdono la loro progenie. Ma di un adulto che ha perduto il genitore, si può dire che è ‘figlio di’, non che è ‘orfano di’, un termine che usiamo solo per i bambini. E di una donna che ha perso il proprio compagno, è giusto dire che è, o è stata, la ‘compagna di’, anche la ‘moglie di’, ma per piacere non la ‘vedova di’. Un termine che suona inevitabilmente miseria, debolezza, privazione, ben oltre il lutto. Mara Gasbarrone

VERGOGNA
Cominci da piccola a sentirti dire che devi stare coperta con i vestiti; devi stare attenta alla gonna, perché se ti si solleva, anche di poco..."non va bene". È una vergogna. Perché il tuo sesso lo senti anche chiamare....la vergogna. Coprire...le vergogne. Diventa plurale e non sai perché. Ma il messaggio di pressione culturale, sociale e....parentale ti entra dentro. Per fortuna che tutte insieme abbiamo arginato questo messaggio. Per fortuna. Libere e padrone di sé si vive meglio. Rossella Ciani

VIOLENZA
Psicologica: dalla nascita alle donne insegnano che sono nate per accudire e non possono scegliere di fare ciò che vogliono. Economica: una donna su tre non ha un conto corrente personale. Fisica: alle donne insegnano ad essere umili, subire e perdonare. Verbale: donne messe continuamente a tacere. Sessuale: milioni di donne hanno subito aggressioni sessuali, gravi o addirittura considerate innocue. Diciamo NO alla VIOLENZA esercitata nei confronti delle donne, delle minoranze, della natura, del mondo animale e delle istituzioni. Vilma Nicolini

VOCE
Una delle fiabe che più ho amato, quand'ero piccola, è stata “La sirenetta” di Andersen. Trovavo eroica questa creatura che, per amore, aveva sacrificato la sua voce melodiosa. Solo da adulta (ora sono nonna) mi sono resa conto, con raccapriccio, del prezzo terribile che aveva pagato. Quante di noi hanno rinunciato a cantare? E quante oggi sono ridotte al silenzio? La nostra voce è più necessaria che mai, usiamola tutta. Marinella Mannelli

VOCE
La voce per affermarsi, per gridare, per dire di sé, per scegliere, per confrontarsi, per rifiutare, per raccontare, per agire e per cominciare. La voce contro il silenzio dell’abuso e della sopraffazione, della passività. La mia parola per le donne è VOCE, strumento e sintesi di libertà e di autodeterminazione. Di vita. Agnese Malatesta
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