Numero 1 del 2025
80 anni dalla A alla Z
Testi pagina 78
S
SCOMPIGLIATE
Così sono io ed immagino tutte le donne libere di pensare, di studiare, di lavorare, di credere, pregare, procreare,vivere! Quelle come me che Sguardano le cose per cercare feritoie tra le ferite da cui entri luce, che Sperano ci sia ancora un futuro. Linda Vitali - Medica PS Piazza Armerina
SCUOLA e STORIA
I testi scolastici sono vuoti di noi. Anche la negazione della storia e/o la cancellazione dalla storia è una forma di violenza contro le donne. Per sradicare credenze rigide, riti rassicuranti, convinzioni condivise, ruoli assegnati e non intercambiabili, prepotenze giustificate, pregiudizi e stereotipi trasferiti, di generazione in generazione, come cromosomi nel DNA sociale, è necessario cambiare prospettiva: si deve guardare indietro e ripercorrere la lunghissima linea del tempo con uno sguardo pulito e curioso che ci permetta di capire che la storia, la nostra storia è il risultato delle relazioni tra i due generi della nostra specie. Francesca Zerman
SEPARATISMO
Ho sperimentato che in gruppi misti i maschi tendono a dominare la scena prendendo più facilmente la parola in quanto più abituati a farlo e sospinti dal loro narcisismo e dalla loro tendenza all’autoreferenzialità. Le donne invece hanno bisogno di situazioni in cui possano sentirsi libere di esprimersi e di dar voce ai propri vissuti e alle proprie considerazioni. Nulla vieta che poi accettino anche un confronto più ampio e plurale. Giuseppina Fregoli
SESSISMO
Questo termine entra nella lingua italiana negli anni Settanta sulla scia degli studi e del pensiero femminista sulla diversa considerazione sociale, civile, politica, relazionale esistente tra il sesso maschile e quello femminile, ritenuto inferiore e sottomesso al primo. Il suo significato letterale è “discriminazione in base al sesso” (v.razzismo, discriminazione in base alla razza), ma con sessismo si intende comunemente “discriminazione del sesso femminile rispetto a quello maschile”. Si manifesta attraverso azioni e comportamenti, ma anche attraverso usi della lingua, espliciti e sguaiati (figlio di…) oppure apparentemente innocui o addirittura scherzosi (donna al volante…). Al sessismo linguistico è stato dedicato uno dei primi libri sulla discriminazione delle donne, Il sessismo nella lingua italiana (1987) di Alma Sabatini, pubblicato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri (la stessa che oggi vede in carica una donna che si fa definire come un uomo!), che ha testimoniato come gli usi linguistici sessisti presenti nella nostra lingua rappresentino un pericolo per la costruzione sociale della realtà e quanto sia necessario incrementare una educazione non sessista che indirizzi verso il rispetto della persona e la parità tra donne e uomini. Cecilia Robustelli
SIGNORINA
Non solo un titolo (la signorina è la donna non sposata, la zitella), ma una parola che cela la struttura della società. Sono i gesti, le parole e le posture che determinano l’appartenenza ad un genere: “Una signorina non parla così”, “Stai seduta composta, sei una signorina”; “Questo non gesto non è da signorina”. La signorina non è solo una donna nubile, ma la rappresentazione di un concetto di perbenismo e compostezza, lo specchio di una società castrante e intrisa di stereotipi.
Annalisa Del Prete
SORELLANZA
Non è necessario avere un legame di sangue, si può essere sorelle d’anima, legame profondo, passato, presente e auspico anche futuro. Alma Saporito
SORELLANZA
Auspico che tra donne possa stabilirsi quella stima reciproca e quella complicità necessarie a superare l’atavica tendenza a considerarsi nemiche in lotta per ottenere protezione e considerazione da parte di un maschio. Giuseppina Fregoli
STEREOTIPO
Ogni giorno una donna é chiamata ad avere la responsabilità di qualcun altro: un marito, un compagno, un figlio, un genitore… L’accudimento é ancora, nella maggior parte delle situazioni, “cosa nostra”. Per dirla con Michela Murgia “noi siamo quelle che sanno dove sono le mutande di tutti”. A tal riguardo credo sia necessario riflettere su uno stereotipo, ancora molto diffuso, che affida all’uomo il lavoro produttivo (e quindi soldi e potere) e alla donna, in prima istanza, il lavoro riproduttivo (vero ma non esaustivo). In questa prospettiva il ruolo di cura, che non porta denaro e non accresce il potere, resta sostanzialmente affidato alle donne. Penso che un cambiamento sia possibile e dipenda non solo da noi, ma da una riscrittura delle leggi più equa ed inclusiva. Prof.ssa Monica Gentili