Numero 1 del 2025
80 anni dalla A alla Z
Testi pagina 73
NONNE
Nel 2024 ho compiuto ottant’anni. Come Noi Donne. Li ho festeggiati nei modi cari a noi vecchie e vecchi: col ricordo dell’infanzia. Ho pubblicato un libriccino - Le radici del futuro. Le mie Case Popolari e altri luoghi del cuore - da regalare a parenti e amici ma destinato, e dedicato, a Luce e Andrea, i miei due nipoti adolescenti.
A me piacevano le storie di vita vissuta che mia nonna mi raccontava quand’ero bambina. Mi piaceva sentire le differenze che coglieva tra la sua vita e la mia tanto che, quando la maestra di quinta elementare ci diede il tema “La nonna cuce a racconta” non avrei mai finito di scrivere.
Le differenze tra la mia e quella dei miei nipoti sono ancora più grandi. I giochi, che erano rimasti gli stessi per secoli, con l’elettronica sono radicalmente cambiati per loro. Il cortile, che si condivideva con le donne sedute in crocchio a lavorare, chiacchierare e osservarci, scuola di vita per noi, non esiste più. I giornali, così in crisi di tiratura, entravano in tutte le famiglie operaie e comuniste con il loro preciso target: Il Pioniere, pensato da Rodari e Rinaldi proprio per noi bambine e bambini nel 1955, Nuova Generazione, Noi Donne, L’Unità. Le riunioni di partito (il Pci) si facevano in una delle sale da pranzo, le feste dell’Unità che erano di rione (quasi di caseggiato) si preparavano con orgoglio insieme ai fratelli più grandi e agli adulti…
Vita quotidiana e politica, fatica e speranza di riscatto. Era un clima nuovo che si respirava e si condivideva, che contagiava adulti e bambini.
La differenza tra la mia vita e quella di mia nonna riguarda, sotto questo aspetto, un punto essenziale. Una volta le ho chiesto se avesse desiderato rivivere la sua vita e la sua risposta è stata: “Una nuova vita sì, ma non con la miseria e la fatica che ho passato”. Non avevano sempre da mangiare e ancora bambine andavano “a servizio”, anche in città lontane, da famiglie benestanti.
Io, invece, la mia vita la rivivrei. Così com’è stata con le sue luci e le sue ombre.
E loro - i miei nipoti dico - la loro? Laura Testi
NONVIOLENZA
Postura, sguardo, atteggiamento con cui porsi a se stessi e agli altri con empatia e comprensione senza alcuna forma di prevaricazione o disuguaglianza; connessione profonda con ciò che è vivo in noi, in termini di sentimenti e bisogni, che porta a scelte e azioni autenticamente allineate con ciò che è significativo per il nostro essere. Patrizia Arcadi
O
OLOCAUSTO
Pochi sopravvissuti ancora in grado di ricordare e darne testimonianza. Nella loro memoria il dramma di essere state vittime di esseri DISUMANI. Graziella Poluzzi
OPPOSIZIONE
Questo mio contributo nasce in seguito a un incontro in un Liceo che ho tenuto recentemente sulla figura di Adele Cambria e il femminismo, durante il quale una studentessa ha posto questa domanda. La breve riflessione che segue scaturisce dalla mia risposta.
Perché le donne non si sono opposte nel tempo alla loro condizione di subalternità? Le giovanissime si pongono questa domanda oggi. In realtà, le donne lo hanno fatto, strenuamente e in mille modi. È stata proprio la loro opposizione a trasformarle nei secoli in streghe, per essere bruciate vive, o in nevrotiche e matte, rinchiuse nei manicomi. E se di alcune conosciamo le vicende, delle altre possiamo solo indovinare le ribellioni private, consumate in esistenze che non hanno lasciato traccia. Ma è proprio alle dimenticate che non dobbiamo fare l’ultimo torto: pensare che non si siano difese, che abbiano accettato. Perché non rimanga oggi quel sospetto di rinuncia, quell’amaro senso di colpa di chi si pensa autoesclusa dalla storia, incapace di vivere la propria di storia, perché connivente, responsabile di un destino che né lei né quelle prima di lei hanno contribuito a scrivere. Non condanniamo le donne del passato anche oggi, inchiodandole ancora al ruolo di vittime inermi, silenziose, complici. Crediamo in loro. C’eravamo sì, e abbiamo gridato sempre. E dovremo continuare a farlo ancora per molto tempo, a quanto sembra. Oriana Schembari
ORIZZONTE (s.m.)
Indica un confine tra Terra e Cielo, ma da poco lo penso più come orizzonte temporale, come prospettiva: nel privato, dato che assisto un marito con una malattia cronica, cosa mi aspetta? Ce la farò? Per questo in esso si chiude un cerchio, se penso alla necessità di cambiare prospettiva ai miei giorni. Amelia Bilzi