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Numero 7 del 2007

Uomini contro la violenza sulle donne


Foto: Uomini contro la violenza sulle donne
PAGINA 7

Testi pagina 7

noidonne luglio/agosto 2007 7
mutamento rappresenti un'occasione di
libertà anche per loro. Nei loro interven-
ti si comprende come ai loro occhi la li-
bertà femminile non rappresenti una mi-
naccia ma un'opportunità di costruire
uno scambio più impegnativo capace di
imparare anche dal conflitto.
La strada intrapresa dunque non è
quella di scimmiottare la storia e le pra-
tiche femministe né quella di dar adito
a posizioni revansciste. L'impegno è
quello di lavorare sulle percezioni ma-
schili del proprio corpo, dei propri desi-
deri, delle proprie relazioni. Si tratta di
fare i conti da vicino con la storia del
proprio sesso e anche di aprire conflitti
tra uomini per creare nuovi spazi di li-
bertà e di espressione a partire dalla ri-
cerca di modi di abitare la politica dif-
ferenti da quelli tradizionali maschili
della militanza, della rappresentanza o
della rigidità della norma. Da questo
punto di vista si conterà soprattutto su
un lavoro di rete e non su organizzazio-
ni di tipo strutturato e gerarchico.
L'agenda degli impegni e dei desideri,
per come è emersa dall'incontro bolo-
gnese, è dunque piuttosto ricca: oltre al-
l'appuntamento del 25 novembre, si ri-
chiama l'impegno con la campagna del
fiocco bianco, si propone di mettere in
comunicazione la rete dei firmatari del-
l'appello con i gruppi maschili che esi-
stono nelle diverse città, di raccogliere i
racconti dei gruppi o dei singoli, o delle
storie di esperienze come una specie di
auto narrazione. E ancora si afferma di
voler approfondire la questione dei di-
versi orientamenti sessuali e di voler
stabilire contatti e occasioni di confron-
to con uomini immigrati e di altre cul-
ture. Qualcuno propone di organizzare
campagne contro le pubblicità sessiste,
altri di prevedere incontri residenziali di
approfondimento sui temi dei corpi, dei
linguaggi, dei desideri, della paternità.
Da ultimo la proposta di lavorare ad un
convegno, ad un momento di riflessione
teorica, anche per promuovere una mag-
giore autonomia di pensiero, un proprio
ragionamento critico sul maschile e le
trasformazione delle relazioni. Insomma
le idee e l'entusiasmo non mancano. Co-
me la voglia di andare avanti insieme,
moltiplicando contemporaneamente le
occasioni di dialogo e confronto con il
movimento delle donne. Un'occasione
importante di cambiare qualcosa nelle
relazioni tra i sessi che non deve andare
assolutamente sprecata.
Per info e contatti:
http://www.maschileplurale.it,
http://www.donnealtri.it,
http://web.tiscali.it/uominincammino
deriumarco@tin.it
dopo l'incontro di Bologna, delineato il cammino verso una
rete nazionale di uomini contro la violenza
concetti e autori
Nuova sinistra e Gramsci
Se la tensione morale di Gramsci fosse alla base del nuovo
partito della sinistra. Ci sono autori verso i quali lo sperdi-
mento che si prova è simile a un amore a prima vista. Si leggono pagine e ci si sente a casa,
o a quella che vorremmo avere di casa. Scrive Gramsci nel 1915: "Ho lavorato per vivere,
mentre per vivere avrei dovuto riposare, avrei dovuto divertirmi. Forse in due anni non ho
riso mai, come non ho pianto mai". E' poco più un ragazzo quando dalla Sardegna sbarca a
Torino. Ma col metro di quegli anni, è già un uomo fatto, un sessantenne di oggi, con la
nostalgia nel cuore e il dovere morale di portare fino in fondo la sfida con la vita. Il giova-
ne di Ghilarza che scopre il continente e critica il marxismo e che sei anni dopo sarà tra i
fondatori del Partito Comunista d'Italia, elabora un tipo di giornalismo che nei Quaderni dal
Carcere, definirà "integrale": "E' puerile pensare che un concetto chiaro, opportunamente
diffuso, si inserisca nelle
diverse coscienze con gli stessi effetti. E' questo un errore 'illuministico'". Con il rigore che
gli è proprio, Gramsci rifonda ogni angolo della professione, componendo una nuova etica
giornalistica.
Dell'inviato di guerra al cronista colto, che interpreta e traduce i poteri sullo sfondo, ampli-
ficando il ruolo delle riviste e del dibattito. Oggi, a settant'anni dalla morte del Fondatore
di Ordine Nuovo, mentre la sinistra annuncia la propria crisi, e Liberazione si divide tra
"Cuba" e le "Piazze", la tensione intellettuale e la critica di Gramsci acquistano ancora più
valore, rispetto a quello smarrito da una classe dirigente che appare piccina e spaventata.
Schiacciata su un conformismo da cui mai nascono pensieri. Il sapere non si nutre di pigri-
zie intellettuali, ha bisogno di inquietare, essere scomodo, frainteso, ambiguo, disturban-
te. "Se l'essere comunista importa responsabilità, l'accetto", dice il deputato Antonio
Gramsci, al Tribunale fascista che lo accusa. E noi, quale responsabilità
politica siamo disposti ad assumerci? Potremmo avere il coraggio di scegliere Gramsci come
fondatore morale del nuovo partito della sinistra, che una sua propria identità sta ancora
cercando? Ma se l'esercizio della critica, produce in risposta anche da sinistra, il bavaglio
del nemico, che
in questi anni ha imparato a portare come un clichè, il prefisso "anti" - anti-semita a chi cri-
tica il Governo di Israele, anti-democratico a chi non asseconda la politica dei partiti, anti-
femminista a chi rivaluta il ruolo materno e la voglia delle donne di stare in casa - non si è
più in presenza di cultura ma di opportunismo, dove ciascuno può "etichettare" con un
marchio il dissenso - e l'esercizio della critica finisce per accontentarsi di briciole già masti-
cate. Silenziose e comode, ma irrimediabilmente brutte, per assenza di idee e di coraggio.
Emanuela IraceGauguin, Ritratto Marie Derrien, 1890
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