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Numero 1 del 2025

80 anni dalla A alla Z


Foto: 80 anni dalla A alla Z
PAGINA 60

Testi pagina 60

B
BAMBOLE di carta
Giocavamo con le bambole di carta stampate su cartoncino e ritagliate. Noi tre sorelle giocavamo con quelle dipinte da me, inventando storie e personaggi, racconti a puntate. Antesignani delle future soap opera. Carla Cantatore

BOTTE
Vorrei che fosse solo parola femminile singolare, che contiene vino o altre bevande, magari un po’ inebrianti, e mai parola plurale. Alma Saporito

BOOM
Si studiava come il propulsore di una vita dinamica che aveva permesso ai genitori di iniziare il loro sogno di una casetta/famiglia. È invece una detonazione distruttiva di un mondo che ha dimenticato la natura e l’ha messa nel frullatore. Patrizia Sambuco

C
CAMBIAMENTO
Forza positiva e attiva nei confronti di se stessi e della propria vita. Fermati e domandati come stai, se sei felice... è il primo passo per cominciare a farlo, non c'è limite di età! Aliria

CANTO
Modulazione vocale di parole intonate alla propria condizione umana e lavorativa, narranti malessere e ingiustizie e desideri e speranze, come ad esempio un tempo le mondine lavoratrici che, a schiena spezzata nell’acqua putrida, cantavano cercando coraggio, diritti e civiltà. Valeria De Cubellis

CLITORIDE
Ovvero l’Inspiegabile Mistero dell’Invisibilità. C’era una volta, in un regno lontano chiamato Scienza Patriarcale, un piccolo organo che visse per secoli nell’ombra, ignorato dai libri di anatomia. Con 8.000 terminazioni nervose, il doppio di quelle del pene, la clitoride ha un’architettura molto complessa eppure nessuno la studiava, nessuno la nominava. Logico! Con una sessualità femminile incentrata sulla funzione riproduttiva alcuni medici asserirono che "non serviva a niente". Fino a quando nel 1998 (!) la scienziata Helen O’Connell non decise di studiarla seriamente. Dietro la “perla” scoprì un’intera struttura interna, lunga fino a 9 cm, che avvolge la vagina in un abbraccio fatale ed ha come unico scopo di vita il piacere. Altro che punto G! Eleonora Cucina

COGNOME
Il cognome ci identifica nella nostra vita sociale, eppure della nostra identità di italiani e italiane fa parte – salvo poche eccezioni – avere un solo cognome, quello di nostro padre. La Corte costituzionale italiana ha dichiarato solo nel 2016 l’illegittimità dell’attribuzione alla nascita del solo cognome paterno, un ritardo clamoroso rispetto al riconoscimento del principio di pari dignità sociale e rispetto alle normative degli altri Stati europei. L’imposizione del solo cognome paterno è stata una norma così potente da essere sottintesa, e la discriminazione che porta con sé è talmente radicata nella nostra cultura da essere invisibile. Una discriminazione che veniva già denunciata da Olympe de Gouges nel 1791 e nel manifesto di Rivolta femminile nel 1970: “il diritto della donna è stato ambito da altri di cui è diventato il privilegio”. Io ho voluto aggiungere il mio cognome materno per rispettare la mia identità e quella di mia madre, per rivendicare il diritto delle donne ad esistere nella società. E ho voluto raccontare la mia storia e la storia del doppio cognome in Italia in un libro per stimolare una riflessione che ha disperatamente bisogno di essere fatta. “C’è ben altro a cui pensare!” oppongono tanti e tante purtroppo. Nulla è mai importante: la scarsa presenza delle donne nelle posizioni apicali del lavoro, la disparità salariale, la declinazione di genere delle professioni, la diseguale divisione dei lavori (lavori!) domestici, le “battute” sessiste, la pubblicità che mercifica il corpo femminile, le molestie sul luogo di lavoro, la colpevolizzazione delle donne che denunciano una violenza, la derubricazione delle violenze maschili a “goliardate”, il doppio cognome e il cognome maritale… Nulla è importante. E invece ciascuno di questi mattoni costituisce le fondamenta della millenaria discriminazione che ancora oggi condanna a morte le donne che coraggiosamente escono dal “proprio posto” e rivendicano i propri diritti. Maria Dell’Anno Sevi
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