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Numero 1 del 2025

80 anni dalla A alla Z


Foto: 80 anni dalla A alla Z
PAGINA 58

Testi pagina 58

OTTANT'ANNI dalla A alla Z
Le parole di ieri e di oggi
Il dizionario delle lettrici

Per segnare questo importante traguardo di NOIDONNE abbiamo proposto alle nostre lettrici di partecipare a una call mandandoci una (o più) parole che ciascuna sente 'sue' o che ritiene più significative. Parole nuove oppure parole del passato che oggi hanno assunto un nuovo significato.
L'obiettivo era comporre un dizionario al femminile, originale e spontaneo, per abbozzare un affresco
di noi donne, oggi, con i sogni e le speranze, con le preoccupazioni e i progetti. E un modo per autodefinirci in una foto di gruppo che condividiamo in queste pagine. E' un cantiere destinato a rima-
nere attivo per immaginare ulteriori sviluppi, anche in considerazione di una partecipazione che ci
ha sorpreso sia nel numero sia nei contenuti.

Scrivete a redazione@noidonne.org per suggerimenti, osservazioni, contributi, riflessioni, idee. Insomma non perdiamoci di vista!.

PER UN DIZIONARIO DELLE PAROLE DI IERI E DI OGGI
Sono arrivate tante, tante parole:
le potete leggere qui di seguito.
Ringraziamo tutte per la partecipazione spontanea e bellissima.
Il nostro dizionario sarà pubblicato nel numero speciale di NOIDONNE che distribuiremo gratuitamente lunedì 24 marzo 2025 a Roma in occasione della presentazione dell’Archivio storico del giornale interamente digitalizzato.

A

ABBRACCIO
Quando si facevano manifestazioni durante le canzoni ci si abbracciava. A volte l’abbracciarsi creava una certa diffidenza e distorte interpretazioni. Ci sono persone che abbracciano spontaneamente, ma non tutti sono disponibili all’abbraccio. Spesso le persone tengono le distanze. Oggi vediamo difficoltà a comunicare attraverso il corpo. In situazioni di amicizia si cerca di avvicinarsi di più perché questo spezza la distanza. Mantenere la distanza ad alcune donne è richiesto perché può essere male interpretato dall’altro, soprattutto nel mondo maschile. Oggi i ragazzi sembrano essere un po’ più liberi rispetto all’uso del proprio corpo. Gli adolescenti hanno fasi di crisi d’identità. Nella nostra generazione era più definito il maschile/femminile. Oggi hanno più difficoltà a capire che tipo di uomo e che tipo di donna vogliono essere, perché hanno messaggi ambivalenti. Noi questo problema non ce lo siamo poste. Collettivo Lilith

ABUSO
È una parola che pesa solo al pronunciarla. Lo si percepisce già dal suono cupo delle consonanti che ingoiano le vocali a seguire. È il ricordo molesto di due mani d’orco che frugano voraci e rubano i sogni a una bambina nel cuore della notte. È il suono intimidatorio d’una voce grossa che grida: “Stai zitta!”, “Sei una puttana!”, “Non vali niente!”, alla donna che giura di amare. È l’eco d’un pianto ricattatorio di chi ti prega di non lasciarlo (o si ucciderà); di smettere di vedere le tue amiche (se no non lo ami abbastanza); di lasciare il lavoro (ché tanto ci pensa lui a te); di occuparti tu delle faccende di casa (ché, in fondo, “nessuno sa farlo meglio”). È il controllo costante d’uno Stato che legifera sui corpi delle donne, come fossero oggetti di proprietà collettiva, e quel senso di colpa che va instillandosi come un cancro nella coscienza di chi è vittima. Se siamo qua oggi è perché abbiamo imparato a (ri)conoscerlo, l'abuso. A pronunciare, finalmente, l’impronunciabile. A non confonderlo mai (più) con l’amore. Giulia Biddau

AGRICOLTURA
Parola senza tempo, seppur in eterna evoluzione nella sua applicazione. L’arte di lavorar la terra, dai molteplici colori e spessori. Terra madre di vita vegetale e balia della vita animale e umana. Agricoltura mondo, già, di contadine e contadini, di coltivatrici e coltivatori e imprenditrici, imprenditori, braccianti, e anche schiavi del potere. Donne e uomini che sanno e che per primi vedono, sentono, annusano, conoscono, soffrono, il mutare, cambiare, modificarsi, stravolgersi delle stagioni. Il clima cambia, la terra si inaridisce. Agricoltura levatrice di cibo che ci garantisce vita. Luogo femminile dai tempi più lontani, quando l’uomo s’allontanava per la caccia e le donne pazienti scoprivano le piante, selezionavano quelle commestibili e riproducevano semi. Quei semi hanno garantito l’alimentazione all’umanità da sempre e per sempre. L’acqua sposa la terra, si uniscono e fertilizzano il suolo, così crescono: orti, vigne, ulivi, fiori, alberi da frutto, foreste. Uomini e donne al lavoro, a coltivare per altri, per sé. Agricoltura lavoro eterno, difficile, poco conosciuto e riconosciuto, misconosciuto, forse, perché dato per scontato. Un‘arte complessa e affascinante l’agricoltura, il cui destino immutato nel tempo è garantire nutrimento e non solo a tutto e in tutto il mondo. Paola Ortensi
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