Numero 1 del 2025
80 anni dalla A alla Z
Testi pagina 52
i quaranta / dal 1944 al 1949
LE EDIZIONI CLANDESTINE E LA RESISTENZA, COSTRUENDO LA DEMOCRAZIA
Il voto, i diritti, la pace e le lotte per un lavoro dignitoso
“Caro Noi Donne, è con gioia immensa che ho letto i primi numeri del nostro giornale. Questo titolo è nuovo ed è come un’affermazione di volontà rinnovatrice. Nel mio pensiero Noi Donne è già, e dovrà diventare sempre più, il giornale delle donne veramente italiane, della donna che lavora e lotta e che ha compreso che il suo posto è accanto a chi lotta contro gli sfruttatori e i regimi nazifascisti. In Noi Donne troviamo noi stesse, la nostra dignità, la missione di essere a fianco a lavoratori nostri simili e lottare per il trionfo della democrazia progressiva della libertà”.
Non sono le parole di un piano editoriale pensato da un gruppo di donne per la nascita di un nuovo giornale, ma quelle di un’operaia della Borletti di Milano pubblicate nel numero clandestino del settembre 1944 diffuso in Lombardia sotto le bombe e con il rischio di torture e morte.
Sta in questa radice di legame tra un giornale e le donne l’unicità e la forza di una testata che, nata in Francia da donne antifasciste e poi prodotta e diffusa nell’Italia occupata in edizioni clandestine dai Gruppi di Difesa della Donna, spiega la sua capacità di continuità nell’accompagnare negli anni le vicende, le lotte, le conquiste ma anche le speranze di cambiamento delle donne. Una testata che già nel 1944 parla di “doppia schiavitù e liberazione femminile”.
Lo sguardo è spinto oltre la dura Resistenza civile e armata e pensa a rimettere in piedi, prima di tutto nelle menti, le radici e il senso di una democrazia riconquistata o forse per le donne mai veramente conquistata. E Noi Donne nel luglio del 1944 è pronta ad uscire in modo legale a Napoli, per impulso di Nadia Spano e Vittoria Giunti, per poi trasferirsi a Roma quando anche la Capitale è liberata dai nazifascisti, per svolgere un ruolo attivo nel rendere le donne partecipi e protagoniste della nuova fase storica italiana. Con la costituzione dell’Unione Donne Italiane, nell’ottobre 1945, diventa il suo organo e soprattutto il veicolo per diffondere e sostenere battaglie e per denunciare le difficili condizioni delle donne e del paese. Un giornale di poche pagine che, pur nelle ristrettezze di mezzi, offre sia pagine politiche sia rubriche e servizi che rispecchiano la quotidianità: ricette di cucina in un’economia povera, consigli per la salute e la bellezza, disegni e modelli per confezionare abiti semplici ma dignitosi cogliendo il bisogno delle donne di riconquistare anche una propria identità privata. Fin dai primi numeri si apre uno spazio di contatto diretto con le lettrici e “Scrivete di voi a Michela” è la rubrica di corrispondenza che diventerà una delle sue caratteristiche, specchio dei problemi pubblici e privati delle donne. Dopo l’impegno accanto e dentro la Lotta di Liberazione, il giornale mette al centro del suo impegno editoriale e culturale la presenza attiva delle donne nella società e la partecipazione al processo di costruzione della democrazia. La prima volta del voto per le donne è nel 1946, con le elezioni amministrative e per il Referendum che sancisce la nascita della Repubblica: possono eleggere ed essere elette. Noi Donne si fa portatrice delle candidate sostenute dall’Udi, che saranno poi 11 delle prime 21 ad entrare in Parlamento. È una scelta importante della testata a sostegno delle battaglie politiche e per valorizzare il senso concreto di una rappresentanza femminile nelle istituzioni. Il giornale presenta le candidate, la loro storia, i loro tratti anche privati e i loro volti sollecitando un processo di identificazione che apre la strada ad un legame duraturo. Ma la democrazia non si sostanzia solo attraverso il voto, infatti la testata si fa promotrice di denunce e proposte che riguardano tanti altri livelli e terreni di esercizio dei diritti. Prima di tutto il lavoro, con la lotta contro le condizioni di sfruttamento e di disparità a cui le donne sono sottoposte. L’attenzione è rivolta a varie categorie di lavoratrici, da quelle agricole a quelle operaie fino alle impiegate: le accomuna l’essere costrette a lavori ripetitivi e malpagati. Dietro la lussuosa facciata degli atelier ci sono le sartine precarie e sfruttate oppure le domestiche, figlie della povertà del dopoguerra. Simbolo dello sfruttamento e delle dure condizioni di lavoro sono le mondine: a loro sono dedicati copertine e articoli, non stupiscono i frequenti richiami al film “Riso Amaro” del 1948. È interessante l’attenzione al problema delle donne “capofamiglia”, prive di diritti ed esposte a situazioni di precarietà anche come madri. Precarietà e povertà in cui vive tanta parte della popolazione oppressa dall’esteso analfabetismo e dalla carenza delle abitazioni. Noi Donne denuncia tutto questo e si fa portavoce anche delle drammatiche condizioni dell’infanzia chiedendo di aprire rapidamente le scuole rimaste chiuse per la guerra, di garantire condizioni di salute e di non abbandono dei ragazzi. Racconta i treni organizzati dall’Udi per portare in vacanza i bambini bisognosi, accolti nelle famiglie dell’Emilia Romagna. Con la rottura dell’unità politica antifascista e il progressivo accentuarsi delle contrapposizioni tra blocchi, che segneranno poi l’inizio della guerra fredda, Noi Donne si fa portavoce di alcune battaglie legate alla formazione del Fronte Democratico Popolare. Si fa voce delle denunce contro scelte e comportamenti dei governi usciti dal voto del ‘48 ma soprattutto si collega e partecipa attivamente al movimento che, a fronte del quadro politico internazionale polarizzato e al timore di nuove guerre, promuove iniziative in nome della pace. In questo quadro anche l’attenzione prestata alla situazione delle donne di altri paesi è fortemente connotata dalla scelta di appartenenza ad uno schieramento legato al blocco che si contrapponeva a quello Atlantico, rendendo meno credibile la volontà di una dimensione internazionale tra le donne. Noi Donne intanto, mutando impostazioni grafiche, misurandosi qualche volta con il colore, alla fine del 1948 festeggia il traguardo delle 16 pagine e nel 1949 celebra i suoi primi 5 anni.