Numero 1 del 2025
80 anni dalla A alla Z
Testi pagina 46
i cinquanta dal 1950 al 1959
UN GIORNALE CHE CRESCE CAMMINANDO INSIEME ALLE DONNE E ALLA SOCIETÀ ITALIANA
Pagine memorabili raccontano anni di lotte in un paese ancora molto arretrato. Inchieste dirompenti denunciano soprusi e povertà lanciando battaglie per il diritto alla maternità responsabile o per la dignità del lavoro.
Gli anni ‘50 sono una fase importante dal dopoguerra verso l’avvio dello sviluppo economico e sociale del paese. Anche per Noi Donne segnano un passaggio da giornale “militante” ad uno che via via assume la fisionomia e i contenuti di un giornale strutturato, mantenendo l’impegno militante della diffusione con premi e gare per chi raggiungeva i migliori obiettivi nelle vendite e, di conseguenza, nella capacità di penetrazione del messaggio politico. Dal 1952 diventa settimanale, la foliazione cresce fino ad arrivare a oltre 40 pagine. Da articoli senza firma o scritti da esponenti politiche si passa a nomi divenuti poi molto noti, come Renata Viganò, Joyce Lussu, Anna Maria Ortese o Fausta Cialente, per citarne alcune. Dalla metà degli anni ‘50 aumenta l’informazione su avvenimenti a livello nazionale ed internazionale. Nel ‘53 si celebra la figura di Stalin in occasione della sua morte, confermando l’appartenenza ad un certo schieramento tra i blocchi. Dalle copertine seppia si passa al colore, con immagini brillanti di donne e una crescente presenza di attrici e attori. Dietro a questo c’è la concorrenza con i femminili ma anche la scelta di diffondere nelle famiglie l’importanza del cinema e la popolarità dei suoi protagonisti in un’Italia alla ricerca di nuove identità. Alle copertine corrispondono servizi anche in forma di foto storie su film e interviste ai protagonisti e alle protagoniste. In un paese in l’analfabetismo era ancora molto diffuso, Noi Donne assume un ruolo importante nel promuovere attivamente la cultura tra le donne, e non solo, come fattore essenziale della crescita democratica. Nel 1952 la redazione si fa promotrice di un grande evento, rivolto a giornalisti, editori, intellettuali e lettori: il primo congresso della Stampa femminile a cui partecipano oltre 1500 delegate da tutta Italia. Sono presenti rappresentanti della cultura del tempo, da Piero Calamandrei a Sibilla Aleramo, da Ada Gobetti a Tommaso Fiore, da Palma Bucarelli a Cesare Zavattini, e anche attori e attrici. Da lì si lancia una campagna per un nuovo impegno per sostenere l’emancipazione femminile e la diffusione della cultura e dell’educazione scolastica tra le donne e nei territori più abbandonati. Il tema del lavoro è sempre molto presente. Sono bellissime le inchieste sulle condizioni di sfruttamento come quella sulle tabacchine di Anna Maria Ortese nel 1951 ma anche servizi sulle nuove professioni: fotoreporter, hostess, assistente di produzione. Noi Donne interagisce con la nuova presenza della TV e dopo un reportage sul lavoro nel Sud raccoglie direttamente le opinioni di uomini e donne sulle denunce emerse dal servizio televisivo. Sul piano politico ci sono le prime proposte di legge per la parità salariale, una rivoluzione per la visione dell’epoca. Il giornale fa parlare le donne che raccontano conquiste ma anche fatiche e contraddizioni. “Le donne vogliono lavorare?” ci si chiede nel 1952. Nel 1958 si pensa anche ad una legge per dare una pensione alle casalinghe. Con l’arrivo di Giuliana Dal Pozzo alla direzione il tema del lavoro è affrontato in tutte le sfaccettature. L’ inchiesta di Milla Pastorino parte dall’interrogativo “Lavorano per vivere ma come vivono? Prosegue l’impegno a favore dell’Infanzia e il giornale si fa portavoce della battaglia dell’Udi contro l’OMNI - l’istituto creato dal fascismo ancora in vita perché sostenuto da interessi del mondo cattolico - e rivendica nuovi servizi educativi e per la salute dell’infanzia come sancito dalla Costituzione. Cerca di capire cosa c’è dietro la delinquenza giovanile. Fa una campagna per denunciare la presenza dei bambini in carcere. Grazie alla collaborazione con Gianni Rodari avvia un filone attraverso, contestando l’impostazione educativa nelle scuole e nelle famiglie, si punta a porre il bambino al centro. In questa Italia piena di contraddizioni e ferma su tante questioni che toccano la vita concreta delle donne Noi Donne fa da apripista, con inchieste controcorrente anche rispetto al conservatorismo della sinistra su questioni che saranno terreno delle lotte delle donne negli anni successivi: il problema dei contraccettivi ancora vietati e della maternità responsabile, il tema delle molestie nel lavoro, la denuncia contro le regole arcaiche sull’adulterio femminile e i delitti d’onore, ma anche controla violenza nascosta alle donne. Con un ciclo di inchieste su storie di donne ree per il codice penale di adulterio chiede l’abrogazione dell’art. 553, che arriverà solo negli anni successivi. “Quanti li vogliamo e quando li vogliamo” è l’inchiesta di Giuliana Dal Pozzo che fa scalpore nel 1956, stesso anno dell’intervento sovietico in Ungheria cui è dedicata solo una fotonotizia con una lettura parziale. Giuliana Dal Pozzo nel 1959 pone con ironia il tema del rapporto uomo/donna intorno all’interrogativo su come dovrebbe essere “l’uomo del secolo”. Milla Pastorino costruisce un dialogo con le giovani generazioni facendo emergere problemi e ambizioni che saranno alla base della contestazione degli anni ‘60. Sfogliando le collezioni degli anni ‘50 colpisce come tra inchieste sociali, attenzione alle situazioni internazionali e denunce sulla mancanza di diritti , il giornale dedichi grande spazio alla moda e in ogni numero ci sono pagine con modelli e foto di cappotti, vestiti, giacche, golf, camicie, scarpe, borse, biancheria intima. Abbigliamento per donne di ogni età ma anche per ragazze e bambine. Si resta ancora affascinati dall’ eleganza dei vestiti e delle modelle, che fanno riemergere ricordi e atmosfere di quegli anni, la voglia di eleganza , raccontando anche pezzi di storia della moda. In anni in cui ci sono pochi soldi Noi Donne fa di più: insieme alla rivista regala cartamodelli con cui le donne possono confezionarsi vestiti alla moda. Del resto la cura della persona, l’attenzione alla salute delle donne rappresentano un filo rosa di quel rapporto diretto tra il giornale e le lettrici che caratterizzerà, attraverso una grande ricchezza di rubriche o articoli, tutta la vita di questa testata.