Numero 1 del 2019
Parole e pensieri
Testi pagina 4
PARLANDO DI AFFETTIVITÀ E DI FIGLI GRANDI
La Festa della mamma diventa uno spunto per parlare dell’affettività e del rapporto con i figli. Il caso vuole che nel laboratorio di NOIDONNE oggi siano presenti donne con figli adolescenti o grandi e che dunque hanno esigenze diverse rispetto a chi ha bimbi/e piccoli. “Ai piccoli di solito si risparmiano troppe spiegazioni non facilmente comprensibili, non si vuole farli soffrire e allora si raccontano bugie o si inventano assenze per lavoro o vacanze. Oppure si ribattezza il carcere chiamandolo “collegio”. Sono piccole strategie elaborate con la complicità delle famiglie e che hanno l’obiettivo di non far sentire troppo la mancanza della mamma, costretta a lunghe assenze. Poi, a seconda delle situazioni, pian piano si danno spiegazioni. Sempre le abbiamo viste combattute tra il desiderio di abbracciare i figli e la volontà di non farli entrare in un luogo di sofferenza. Quasi a non volerli contaminare. Tornando al nostro incontro, riportiamo lo scambio e le riflessioni di un pomeriggio.
Maria Luisa. Dormo poco di solito, ma mercoledì notte ero particolarmente in tensione. Giovedì mio figlio è venuto a colloquio e mi ha raccontato che aveva avuto un piccolo incidente la sera prima. Ecco, avevo un presentimento anche se non riuscivo a darmi una spiegazione di quella tensione. Qui ho sempre brutti pensieri, che si amplificano: penso che gli se succede qualcosa non posso saperlo subito, non posso avere subito sue notizie. Le poche comunicazioni in carcere sono una pena aggiuntiva. Mio figlio ha 22 anni ed è un bravo ragazzo che lavora e riesce a provvedere alla casa e a sé. Per esempio per la Festa della mamma ha comperato una azalea e, non potendo portarla qui dentro, l’ha messa a casa, ma il pensiero vale lo steso. È stato bello. Ma non ha il papà e mia sorella è l’unica adulta di riferimento della famiglia. C’è anche mia cognata e mia suocera, ci stiamo dando una mano, ma è dura per tutti. Qui ripenso spesso al rapporto con mio figlio e devo dire che sono cambiata. Mi tornano in mente delle discussioni avute con lui, in cui l’ho considerato come se fosse un mio coetaneo. Mi rendo conto che era sbagliato. Penso anche a certe cose che ho fatto e che non rifarei, ma mi assumo la responsabilità e non accuso altri. Certo non lo rifarei perché penso che qualunque azione o obiettivo non vale la perdita della libertà, che è una grande dono.
Gina. Ho tre figli, di cui due grandi. Qui dentro abbiamo pochi contatti: una telefonata a settimana è poco, troppo poco. Io scrivo tantissimo, scrivo tante lettere durante la settimana. Per chi come me non lavora la giornata è lunga e il peso dei pensieri lo senti tutto, come l’assenza della famiglia. Tutto ti torna in mente, soprattutto la notte, è il momento più brutto… Ripenso a tante circostanze e ricordo magari delle liti e mi dispiace di non essermi spiegata bene. Comunque per i miei figli sono stata sempre più un’amica che una mamma. Ho tre nipotini, di 5 e 7 anni e 7 mesi. Mi mancano tanto, ma non voglio che i miei nipoti vengano qui dentro.
Laura. La privazione della libertà è brutta, però qui ho capito tante cose. Ho avuto tante delusioni e ho imparato a dosare. Mi sono affezionata a tante persone e alcune mi hanno deluso, ma nel bene o nel male ho ricevuto sostegno. Adesso sento che devo restituire il bene che ho ricevuto. In carcere ho anche fatto un percorso rispetto al rapporto con mio figlio. Il primo anno lui non ha voluto vedermi. La mia concellina mi ha consigliato di scrivergli. L’ho fatto e lei ha avuto ragione. Qui ho iniziato a vivere mio figlio. Sono consapevole che sono stata una pessima madre e questa consapevolezza mi ha fatto crescere. Ho capito che è inutile piangere sul latte versato, ma quello che posso fare è cambiare da adesso. A mio figlio ho chiesto il perdono per il male che gli ho fatto, penso che lui abbia assorbito da me tanto male e dolore (con una madre tossica e un padre morto giovane) ma ho cercato di proteggerlo come ho potuto. Per esempio in 30 anni non mi ha mai vista con una siringa. Lui è cresciuto in questo contesto ma desso con lui ho parlato e ho conquistato un rapporto speciale. Ma ho dovuto fare una guerra con me stessa. Se penso al passato mi faccio solo del male, ci ho pensato tanto… adesso posso solo migliorare. Mio figlio è bravo, non si droga e manda avanti una casa da solo… Lui mi dice che anche se non sono stata una madre presente, sono stata una madre speciale che lo ha fatto divertire con le sue pazzie. È bello quando lo sento parlare così, perché nonostante tutto lui si ricorda solo delle cose belle che abbiamo vissuto insieme, nella sua infanzia e nella sua adolescenza.