Numero 1 del 2017
Nasce l'archivio storico
Testi pagina 4
LA MEMORIA DELLE DONNE NEL WEB
Intervista a Gabriella Nisticò, presidente di Archivia
Una vita passata a 'scavare' nelle carte, concentrandosi soprattutto sui documenti della Resistenza e sul ruolo delle donne in quei passaggi cruciali. Con Gabriella Nisticò, presidente di Archivia dal 2009, mettiamo a fuoco il senso e il valore specifico dell'Archivio storico di NOIDONNE.
“La collezione di Noi Donne è già nel cartaceo un patrimonio storico preziosissimo per la storia delle donne dal 1944 in poi, che acquista alta valorizzazione in questo fondamentale progetto digitale. Dai numeri clandestini emergono con assoluta chiarezza che nell'Italia occupata e anche a ridosso della Linea Gotica, dove il fronte è stato tragicamente fermo per molti mesi, a fianco e all'interno del movimento partigiano la presenza e la lotta delle donne nei paesi, nelle città e nelle campagne non si è mai fermata fino allo sfondamento del fronte nell'aprile 1945. I documenti clandestini sono un vero tam tam di chiamata alla lotta in tutta l'Italia occupata, le edizioni regionali dalla Toscana all'Emilia e Romagna, dalla Liguria al Piemonte, dalla Lombardia al Veneto, sino all'appello di incrementare le azioni per l'insurrezione "popolare". Dietro quei fogli i Gruppi di Difesa della Donna, nati nell'autunno 1943 poco dopo il costituirsi del movimento partigiano. In questi numeri clandestini, alcuni ciclostilati altri a stampa, troviamo le notizie più rilevanti della battaglia contro i nazifascisti, per la libertà, l'indipendenza e la democrazia e delle donne in particolare. Una scelta di notizie con una selezione quasi professionale di tutte le manifestazioni, gli scioperi e le azioni delle donne a sostegno della guerra partigiana nel territorio di appartenenza. Con l'omaggio alle "Nostre eroine" come, per esempio, alla gappista bolognese Irma Bandiera, torturata e assassinata dai nazifascisti il 16 agosto 1944. Quel che colpisce in tutte le edizioni regionali è l'attenzione che non vengano dimenticate nella chiamata alla lotta tutti i ceti e categorie di donne, operaie, contadine, impiegate, insegnanti, studentesse, intellettuali ecc. con brevi articoli mirati o addirittura rubriche. Non meno importanti i numeri di Noi Donne nell'Italia liberata, sin dal primo della redazione di Napoli nel luglio 1944 che si configura come una vera rivista, ben impaginata, ottimamente costruita.
Questi materiali interessano un pubblico piuttosto vasto ma, pensando alle giovani in particolare, che rapporto hanno con la memoria e con la sua conservazione?
È un problema di formazione. Nella Biblioteca di Archivia sono molte le giovani laureande o dottorande che perseguono il loro titolo di studio con tesi sulla Storia delle donne, sui movimenti femministi, sulla cultura di genere e quindi da noi arrivano avendo già compiuto una scelta. Magari non hanno le idee chiare su molte cose e da noi c'è chi è memoria storica e chi ha imparato a fare reference, che può indirizzarle. Dopo il periodo di studio e ricerca per le tesi, ritornano proprio perché si è loro chiarito il rapporto tra la memoria e la sua conservazione. Ma si tratta di tesiste in università dove è presente una o più cattedre di Storia delle donne. Diversa invece è l'esperienza con le scuole superiori. Le classi sono di solito pressoché digiune sia della storia dei movimenti sia semplicemente della Storia delle donne, perché i manuali tacciono o quasi sull'apporto di pensiero, di pratiche e di azioni delle donne. A meno che non abbiano avuto professoresse particolarmente impegnate, come per esempio Stefania Zambardino, nostra socia, che dà loro una formazione specifica. Il progetto NOIDONNE on line potrebbe essere un ottimo supporto alla didattica nelle scuole di ogni ordine e grado, così come vengono utilizzati, per le lezioni che le nostre socie tengono in molte scuole, sia la pennetta USB su Roma città delle donne e il sito/app Herstory, prodotti da Archivia con finanziamenti della Fondazione Roma e della Regione Lazio.
Ancora differente è il rapporto per le giovani professioniste e tirocinanti che hanno avuto una formazione sui beni culturali. Bibliotecarie e archiviste hanno gli strumenti culturali per l'approccio immediato al rapporto tra memoria storica e sua conservazione. Capiscono immediatamente l'importanza della documentazione storica delle donne e della sua salvaguardia e valorizzazione. Del resto, le compagne sopravvissute dei Gruppi di Difesa della Donna, in generale poco considerati nella documentazione partigiana, compresero subito che dovevano raccogliere documenti, giornali, volantini e quanto poteva legittimare la propria presenza e azione. Così è stato anche a fine guerra, l'UDI ebbe fretta di costituirsi e di iniziare a raccogliere tutto quel che significava la loro storia dal presente coevo in poi. Così come i movimenti femministi al loro esordio iniziarono a raccogliere la documentazione, perché il futuro non riservasse l'oblio del decennio dei diritti, delle nostre battaglie negli anni '70 del Novecento. (La versione integrale dell’intervista è in www.noidonne.org)