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Numero 1 del 2022

Da sole non c'è storia


Foto: Da sole non c'è storia
PAGINA 39

Testi pagina 39

Leadership femminile e autoimprenditorialità
Nell’incontro a distanza organizzato il 16 giugno la cooperativa Speha-Fresia dialoga sui cambiamenti del lavoro femminile e della formazione nel quadro dell’evoluzione del panorama cooperativo degli ultimi trenta anni


Da 40 anni nel campo della formazione e della promozione d’impresa, la cooperativa Speha-Fresia (https://www.speha-fresia.eu/) ha una storia fin dall’inizio molto al femminile per la composizione delle sue socie e il dialogo che si è sviluppato nell’incontro promosso nell’ambito del progetto sul tema “Leadership femminile e auto imprenditorialità, cui ha partecipato: Elisabetta Cannova, Pina Rozzo, Maricetta Rizzo, Nadia Mancini, Agnese Perrotta, Ilaria Riccitelli. Il ruolo della formazione tra innovazione e tradizione” è stata l’occasione sia per ripercorrere la loro esperienza sia per riflettere sulle problematiche, le difficoltà e i cambiamenti intervenuti nel mondo del lavoro e dell’imprenditoria delle donne. (il video integrale dell’incontro è pubblicato in https://www.noidonne.org/articoli/leadership-femminile-e-autoimprenditorialit.php).
Il dialogo si concentra sul percorso evolutivo che ha avuto la formazione e sulle difficoltà incontrate nel portare in questo campo un approccio di genere. A partire dal fatto che all’inizio “era normale negli incontri di consulenza essere accompagnati da un uomo; pian piano siamo riuscite a creare un mercato di riferimento che perseguisse logiche di empowerment, competenze spendibili sul mercato e anche di sviluppo personale”. Un cammino che non è stato agevole (“non c’erano neppure dati disaggregati per sesso”) e che oggi, però, vede la necessità di ribadire l’importanza di uno specifico femminile con le giovani generazioni le quali, sbagliando, “ritengono superato l’elemento di genere, come se fosse tutto acquisito e come se il fatto di aver raggiunto un certo diritto sulla carta liberasse dall’idea di doverlo difendere”. Da questo punto di vista è indispensabile “continuare a chiedere e a sostenere una formazione costruita intorno alle specificità di genere, intendendo con questo anche la necessità di tenere conto nella organizzazione anche logistica delle attività la realtà del doppio ruolo delle donne che spesso impedisce alle donne di intraprendere veri percorsi di formazione soprattutto quando si tratta di qualificarsi per cambiare e migliorare la propria posizione”.
La lunga esperienza di Speha Fresia si è misurata con situazioni molto diverse sotto il profilo territoriale, sociale e generazionale: dai primi corsi nel Mezzogiorno per inserire o reinserire donne di diverse età nel mercato del lavoro (anche attraverso la creazione di forme autonome di lavoro), alle esperienze di riorganizzazione economica e professionale nel mondo cooperativo a fronte di crisi e cambiamenti di mercato, fino ai numerosi percorsi rivolti a fasce più problematiche di donne, per esempio migranti, o in settori emarginati come rom o ex detenute. Quello che emerge dalle loro parole è ancora il persistere di approcci burocratici e non flessibili che limitano molto l’efficacia dei progetti e dei risultati di inclusione lavorativa, oltre che sociale. “Malgrado quello che si dice, ancora non esistono politiche formative e del lavoro di genere che consentono a tutte le donne, in relazione ai diversi bisogni e alle diverse età, di qualificarsi per lavori di qualità o per cambiare lavori che non soddisfano, anche perché precari, o di costruire forti competenze per mettersi in proprio e reggere nel tempo”.
Il confronto si sposta sulle differenze tra il passato e il presente. “Le nuove generazioni pagano uno scotto molto forte di una situazione del mercato del lavoro precaria e più difficile di quella che le generazioni passate hanno vissuto. Ma spesso non sono consapevoli degli elementi anche indiretti di difficoltà specifiche che le donne continuano a vivere rispetto agli uomini, spesso nello stesso mercato del lavoro dove operano entrambi. Bisogna riprendere anche questi aspetti di formazione personale”. E nel mondo cooperativo come stanno le donne?
Su questo le socie di Speha Fresia, sia le fondatrici che quelle entrate più tardi, hanno un’opinione abbastanza comune: il mondo cooperativo nel suo complesso rappresenta un punto avanzato, per la spinta a creare e non distruggere lavoro. Rispetto alla capacità di una leadership femminile di affermarsi, gli interventi rilevano differenze tra il mondo del lavoro in generale e l’ambito cooperativo, dove “alle donne sono garantiti maggiori diritti in generale e dove si presta più attenzione anche ad aspetti di conciliazione vita e lavoro. Specie in alcuni settori, come quello della cooperazione sociale o culturale, la presenza delle donne è rilevante anche nei gruppi dirigenti”. Rispetto alla crescita professionale “essendo la cooperazione sociale molto connotata al femminile, non ci sono grandi difficoltà di leadership delle donne quando ci sono le capacità”. Ma, osserva qualcuna, “notiamo tra le giovani generazione minore attrattività verso la forma cooperativa rispetto ad un tempo. E questo aspetto merita una specifica riflessione”.
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