Numero 1 del 2024
Dedicato a Marisa Rodano
Testi pagina 39
Quando il Noi prevaleva sull’Io
Fiorenza Taricone
Se, come è vero, Marisa Cinciari Rodano è stata un modello per i contemporanei, ma, si spera, anche per le generazioni future, la voglio ricordare in un’occasione rivolta alle giovani; nel 2003 con il Comitato pari opportunità, di cui sono stata a lungo presidente, all’Università di Cassino organizzammo un Seminario che intitolai: “Generazioni diverse mutamenti a confronto” poi diventato libro a mia cura l’anno dopo (2004), con lo stesso titolo ‘Generazioni diverse: mutamenti a confronto’, Caramanica Editore.
Le chiesi di venire e con lo stile delle politiche di allora, se non tutte, quasi, accettò senza troppi filtri, chiamate intermedie, insistenze di terzi. Il titolo dell’intervento era già un annuncio esplicito: “La politica come valore”, una convinzione di cui oggi ci sarebbe molto bisogno. Diceva alle ragazze di allora che spero oggi siano donne più che adulte, economicamente indipendenti, che era necessaria una premessa sul termine ‘politica’. Fino agli anni Settanta era intesa come mezzo nobile per operare al fine di costruire libertà e un assetto sociale giusto e ordinato, sciogliere le contraddizioni, combattere le disparità. Non a caso era stata l’era di una straordinaria percentuale di partecipazione al voto e dello sviluppo di grandi partiti di massa; per molte di noi la politica era avvertita anche come uno strumento fondamentale di lotta per conquistare l’emancipazione femminile. Il femminismo ha espresso da un lato un rifiuto della politica tradizionale, ma d’altro canto, alcune correnti femministe hanno utilizzato l’espressione “il privato è politico” anche per allargare il campo d’azione della politica e per chiedere al sistema politico di farsi carico di aspirazioni, esigenze e problemi sempre ignorati o rimossi. Il termine politica è stato inteso dunque dalle donne in un’accezione nuova e diversa. In seguito, a partire dagli anni Ottanta, man mano che si consumava l’agonia della cosiddetta prima Repubblica, la politica ha cominciato a entrare in crisi, ha finito per essere identificata con qualcosa di poco pulito, fonte di carrierismo, di acquisizione per chi era impegnato di benefici e privilegi personali. In ogni caso piuttosto un mestiere che un servizio. L’avvento dei mezzi di comunicazione di massa, l’esigenza dell’informazione in tempo reale ha inoltre spettacolarizzato la politica, l’ha sempre più personalizzata; contano non tanto le idee, i partiti, ma le persone, i leaders, grandi, piccoli e piccolissimi. Questo tipo di politica fatto di interviste, di dibattiti televisivi o sulla stampa, di dialoghi tra addetti ai lavori, sembra navigare in un mondo separato e lontano dal comune sentire. La narrazione alle studentesse delle sue vicende personali e politiche, l’antifascismo, la Resistenza, la prima legislatura della Repubblica, l’immediata sovrapposizione con l’emancipazione femminile, i dieci anni nel Parlamento europeo, rendono assai chiaro il senso della politica nella sua vita. “Per me, come per le ragazze della mia generazione, la politica non era vista come una carriera, ma come una sorta di dovere, stavi nelle Istituzioni se decidevano di eleggerti, fuori se non ti veniva proposto: l’idea che si potesse autocandidare era anni luce lontana dai nostri pensieri. Il noi, il senso di appartenenza al partito, all’associazione, prevaleva sull’io. Eravamo però animate da grande entusiasmo e da inesauribile passione. Abbiamo vissuto malgrado le difficoltà e le lotte, un tempo felice, di straordinarie speranze”. Una vita invidiabile, da modello appunto.