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Numero 6 del 2009

Libere o sicure?


Foto: Libere o sicure?
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Testi pagina 37

e contenuti di vario tipo allo stesso tem-
po diventando una posta in gioco im-
portante per i diversi movimenti più o
meno islamici.
Sono infatti le associazioni e i gruppi
a tendenza islamista in vario modo ad
essere i più presenti sugli schermi e in re-
te con una serie di predicatori che ri-
scuotono il successo di una star, ma an-
che di donne che si prestano a incarna-
re la donna musulmana ideale che pro-
diga consigli: Malika Zeràr e Heba
Qutb, a esempio, predicatrici presenti su
Dream TV, non fanno riflessioni teoriche
sulla condizione della donna, ma si at-
tengono esclusivamente alla risoluzione
di problemi pratici e perpetuano così
l'arretratezza dominante nelle fasce so-
ciali svantaggiate. Le associazioni a
matrice islamica tradizionalista, oltre a
compensare carenze strutturali, sopperi-
scono anche al desiderio di aggregazio-
ne e confronto disatteso dalle associa-
zioni laiche, basti pensare a Nadia Ya-
sin, figlia dello shaykh Yasin del Maroc-
co, noto esponente islamista, che si è di-
chiarata a favore della repubblica e del-
l'emancipazione della donna.
Un ultimo sviluppo è quello fornito
da singole donne o gruppi di donne che
si richiamano ai valori del'Islam, che
anzi non vogliono rinunciarvi ma che
praticano una rilettura delle fonti. A
prescindere dal sostegno e dalla condi-
visione o meno che si possa dare a que-
sto tipo di percorso, è indubbio che oggi
sembra essere l'unico che può portare a
un'ampia base di consenso, punto di
partenza per legittimare i diritti delle
donne arabo musulmane.
Scopo di queste donne studiose è
comprendere il patrimonio musulmano
e poter dare applicazione pratica ai
suoi ideali per produrre modelli viventi
efficaci che liberino la religione dalla
prigionia delle tradizioni. Un'esponente
di questo movimento, Nimat Hafez Ba-
razangi, siriana, vede nell'identificazio-
ne della donna con il Corano la leva
che può ribaltarne le sorti all'interno
della società musulmana e propone per-
tanto di promuovere l'educazione isla-
mica a livelli alti delle donne, che solo
in tal modo potranno prendere la paro-
la e incidere sul cambiamento.
Recentemente queste donne si sono
costituite in un movimento 'globale' vol-
to al raggiungimento di equità e giusti-
zia all'interno della famiglia musulma-
na e affinché eguaglianza, non discrimi-
nazione, giustizia e dignità siano la ba-
se di tutte le relazioni umane.
Il movimento ha lanciato un proget-
to, chiamato musawah, che nell'arco di
tre anni prevede una serie di workshop e
convegni volti a formulare un canovac-
cio di diritto di famiglia entro la corni-
ce valoriale musulmana, canovaccio
sul quale poi i singoli paesi potranno
promulgare leggi che tengano conto del-
le specificità locali.
La quasi assoluta indifferenza in Ita-
lia rispetto a questi movimenti che al-
l'interno dell'Islam occupano certamen-
te un posto di rilievo è perlomeno stra-
na. Questo atteggiamento non è condi-
viso, ad esempio, dalle studiose e dagli
studiosi di altri paesi, che operano in
collaborazione con le donne musulma-
ne, trovando così un punto in comune
di discussione, di lavoro e di pensiero.
Certamente un dibattito sul velo fa più
audience e accogliere, al contrario, una
forma di pensiero musulmana ci co-
stringe a riconoscerla.
noidonne giugno 2009 37
i movimenti femminili islamici ci sono,
ma in Italia non li conosciamo.
Un excursus per sapere cosa accade
e una domanda per riflettere:
perché non se ne parla?
Nadia Yasin
Rania di Giordania
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