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Numero 1 del 2025

80 anni dalla A alla Z


Foto: 80 anni dalla A alla Z
PAGINA 34

Testi pagina 34

i settanta1970-1979

LA RISPOSTA DEMOCRATICA AGLI ANNI DI PIOMBO E LE LEGGI PER I NUOVI DIRITTI
Il contributo delle donne alla modernizzazione del paese con norme che aprono spazi di libertà: dal divorzio alla riforma del diritto di famiglia, dalla 194 ai Consultori familiari all’istituzione del Servizio sanitario nazionale. Il lavoro come leva fondamentale per l’autodeterminazione

Strategia della tensione, ma anche conquista di diritti civili: gli anni Settanta sono entrambe le cose ma segnano decisamente una svolta positiva nella società italiana. Le pressioni dei movimenti giovanili e delle donne del ’68 e ’69 trovano sintesi e soddisfazione nell’approvazione di norme che modernizzano il paese, spazzando via moralismi e ipocrisie che suonano ormai insostenibili di fronte ai mutamenti ormai avvenuti nella realtà. L’elenco delle leggi approvate durante questo decennio è lungo e significativo per i temi affrontati. La famiglia è profondamente ridisegnata con il divorzio ma anche con la riforma del diritto di famiglia che sancisce l’equiparazione giuridica dei coniugi, un cambiamento radicale confermato dalla vittoria dei no al referendum che avrebbe voluto abrogare la legge sul divorzio. L’autodeterminazione delle donne sulle scelte che riguardano il loro corpo è fissata con la legge 194 e con l’istituzione dei Consultori familiari, strumenti fondamentali per garantire una maternità libera e consapevole cui si affianca l’abrogazione delle norme che vietano la vendita contraccettivi. All’istituzione del Servizio sanitario nazionale, che ridisegna l’organizzazione della tutela della salute, si affianca la legge Basaglia che prevede la chiusura dei manicomi. Le norme in materia dei diritti nel lavoro non sono da meno, a partire dallo Statuto dei lavoratori passando alla tutela delle lavoratrici madri, alla parità uomo donna nel lavoro e nel salario fino al divieto di discriminazioni di genere nell’accesso al lavoro e alla carriera. A farsi promotrice soprattutto di queste ultime norme è Tina Anselmi, la prima volta di una donna ministra della Repubblica, che guida il Dicastero del Lavoro e della Previdenza sociale dal 1976. Nel 1979 Nilde Iotti è Presidente della Camera, anche lei prima donna a ricoprire questo alto ruolo istituzionale.
Mentre la strategia della tensione cerca di paralizzare il Paese - ricordiamo che dopo la bomba a piazza Fontana (1969) si susseguono aggressioni e attentati sanguinari che culminano con la strage di Brescia (1974), con il rapimento e l’assassinio di Aldo Moro (1978) e con la bomba alla stazione di Bologna (1980) - è straordinaria la capacità di reagire della politica e della società civile, che reagiscono alla paura rilanciando la democrazia. Lo stesso massacro del Circeo impone la violenza contro le donne come questione politica, a partire dal fatto che le vittime sono Rosaria Lopez e Donatella Colasanti, due ragazze della periferia che tre fascisti della Roma ‘bene’ (Angelo Izzo, Andrea Ghira e Gianni Guido) rapiscono, seviziano e stuprano, uccidendo Rosaria. Le femministe seguono il processo, che diventa esempio per le donne che hanno subito stupri. Aumentano gli articoli che denunciano le violenze in famiglia. Nell’ottobre ’73 “Pane e botte” è il titolo di un’inchiesta partita in seguito alla lettera di una lettrice al giornale.
Un decennio impetuoso che NOIDONNE racconta con un settimanale radicato nei territori anche grazie alle diffonditrici dell’Udi per le quali il giornale è strumento di informazione e di promozione politica. Sono anni segnati anche dall’incontro-scontro con il femminismo cui NOIDONNE non si sottrae, fedele al suo tradizionale coraggio nell’affrontare le più delicate e complesse tematiche.“Nel mio ricordo, gli anni ‘70 sono segnati dalgrande disgelo fra Udi e movimento femminista.I rapporti all’inizio erano tutt’altro che buoni: noi giovani femministe guardavamo con sospetto quelle ‘madri’ emancipate che volevano tenerci a freno (così ci sembrava). Fu NOIDONNE a gettare un ponte tra le due anime del movimento”. Le parole di Maria Rosa Cutrufelli nell’inserto dei 70 anni di NOIDONNE restituiscono un’istantanea fedele di quel periodo, che copertine e articoli confermano con quel “Siamo troppo o troppo poco femministe?” a fissare i termini delle differenze tra separatismo e autocoscienza versus i bisogni delle “masse” femminili. Bisogni cui rispondono le leggi conquistate grazie alla capacità di alleanze tra tutte le donne, fuori e dentro le istituzioni. Nonostante le diverse sensibilità e storie, NOIDONNE è una presenza irrinunciabile dell’informazione con le sue enormi tirature e una incredibile capacità di penetrazione nel paese reale,che le consente di avere spesso posizioni più avanzate rispetto al Partito comunista o alla stessa Udi, come per il divorzio o per l’aborto.
Una libertà di visione che il giornale esprime con articoli e campagne martellanti sull’aborto, seguendo passo passo l’iter parlamentare della legge, o sulla violenza sessuale, sostenendo la raccolta firme. E poi sui Consultori, che sono pochi e che non funzionano come dovrebbero. Il lavoro è costantemente al centro dell’attenzione: dalla crisi alla disoccupazione, dalle condizioni di sfruttamento alla cooperazione come ricerca di libertà dall’oppressione dei ritmi imposti dai padroni o dal ricatto del lavoro nero. Nelle piazze, nelle fabbriche e nelle università le donne reclamano spazi e diritti e il giornale è impegnato a raccontare le tante facce delle proteste e dei cambiamenti, sempre attento alle ultime: le condizioni delle detenute, delle recluse nei manicomi o delle braccianti nei campi. Le voci delle lettrici sono la bussola del giornale con le rubriche che aumentano. Accanto alle lettere alla direttrice - raccolte poi da Giuliana Dal Pozzo in un libroche fissa la fotografia al femminile dell’Italia del tempo - arrivano le rubriche di Simona Argentieri sul corpo odi Elena Gianini Belotti con il titolo evocativo ‘Dalla nostra parte’, ma anche il dialogo sui problemi del sesso o del lavoro. NOIDONNE conferma la sua capacità di guardare fuori dei confini nazionali. Accanto ai molti articoli sulle donne di vari Paesi, spiccano i reportages dal Cile che documentano prima l’elezione del socialista Salvador Allende e poi il colpo di stato di Augusto Pinochet con le denunce delle torture e delle sparizioni di cui si macchia il regime. Nel 1975, anno internazionale delle donne, a Città del Messico si tiene la prima Conferenza mondiale delle donne che individua tre obiettivi da perseguire: piena uguaglianza fra i sessi e eliminazione delle discriminazioni sessuali; integrazione e piena partecipazione delle donne allo sviluppo; maggiore contributo delle donne nel rafforzamento della pace mondiale. In parallelo le rappresentanti delle ong danno vita a una conferenza autonoma. Il risultato è una grande mobilitazione internazionale senza precedenti che spinge i vertici internazionali a proclamare i successivi 10 anni come il decennio delle Nazioni Unite per le donne (1976/1985) e che ha come approdo la Convenzione per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (CEDAW, 1979).
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