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Numero 1 del 2024

Dedicato a Marisa Rodano

 


Foto: Dedicato a Marisa Rodano
PAGINA 33

Testi pagina 33

Una delle protagoniste della storia italiana
Paola Ortensi

Mi piace l’idea di ripensare a quel piccolo segmento di vita che ho potuto intrecciare con Marisa Rodano. Una vita, la sua, così lunga, densa, intensa che ha attraversato incrociando, da protagonista, punti salienti della storia d’Italia e d’Europa: guerra, pace, crescita e affermazione della democrazia, sviluppo economico del paese, nascita e sviluppo dell’Europa, i buchi neri del terrorismo.
Accenni affidati a parole che esprimono concetti simbolici, solo per ricordare, a me innanzitutto, quale sia stato il tempo del suo costante impegno politico.
Marisa è una delle protagoniste della storia italiana a cavallo fra due secoli, il cui impegno appare in tutta la sua complessità anche nel libro in cui ha raccontato tanti decenni della sua vita personale e pubblica.
È in quel lungo cammino che anche io l’ho conosciuta e ho percepito, ad un certo punto, il mio incontro come la scintilla di una reciproca e affettuosa amicizia, dovuta a una condivisione di percorsi che mi piace ricordare.
Già da “compagna” impegnata nel lavoro di una sezione della Federazione romana dagli anni Settanta, e poi funzionaria della Federazione del PCI di Latina, ne conoscevo lo storico impegno. Dalla Resistenza alle Istituzioni: Comune e Provincia di Roma, Camera dei Deputati e Senato, Parlamento europeo. Ed è proprio come europarlamentare, quando lavoravo alla Confederazione Italiana Agricoltori (C.I.A), che la conobbi da vicino, partecipando ad un incontro su questioni agricole a cui lei contribuiva nel suo ruolo di Parlamentare europea, appunto. Ho ancora viva la sensazione di autorevolezza che mi rimandò, percependo una sorta di soggezione per la competenza nel merito dell’agricoltura e della legislazione europea e non solo.
Come è noto l’agricoltura da subito ha rappresentato il tema più impegnativo per le politiche comunitarie e l’impegno dei grandi finanziamenti distribuiti, i più consistenti della Comunità. Ma oltre a quella competenza, sapevo del suo personale impegno e conoscenza del settore agricolo per aver letto, già da tempo, la sua lunga e approfondita prefazione al libro di Alessandro De Feo “La donna nell’impresa contadina“ (1964) scritto da uno dei dirigenti dell’Alleanza Contadini in cui in epoca davvero lontana parlava dell’importantissimo ruolo delle contadine nell’economia agricola.
Solo moltissimi anni dopo (1999), pur continuando a seguirne le vicende politiche, la incontrai nuovamente alla Commissione pari opportunità nazionale presso la Presidenza del Consiglio presieduta da Silvia Costa, dove Marisa rappresentava il PD e dove io avevo il privilegio di essere delegata, a nome di tutte le organizzazioni sindacali del settore, alla rappresentanza delle donne agricoltrici o imprenditrici agricole, come oramai le definivamo sottolineando il lungo cammino percorso dal tempo delle contadine.
Ed è lì che nacque un’amicizia basata sull’impegno comune, ma penso di poter dire anche sulla simpatia reciproca. Forse fu la scoperta di essere state entrambe, seppur in epoche diverse, alunne del liceo romano Ennio Quirino Visconti, un’appartenenza che si trasforma da sempre in una sorta di complicità, quasi riconoscimento di una “anticchia” di un dna comune e parte di questa gioiosa precisazione.
Lavorare insieme - vedendo la sua generosissima propensione a mettere a disposizione professionalità, metodo di lavoro, conoscenze e idee con una semplicità e freschezza - disegnò, per me una nuova idea di autorevolezza e vicinanza rispetto a quella percepita tanti anni prima e mi regalarono un’amicizia di cui le sarò grata per sempre.
Un’amicizia divenuta anche scuola di politica, di lealtà, di generosità culturale e anche di tanti momenti dello stare insieme. Questa sua modalità mi ha fatto comprendere come in politica - lì dove la passione è sostenuta dal fare il meglio per la società, per le idee che ti sembrano quelle giuste, e non per la tua affermazione personale che oggi sembra essere molto di moda - sia importante evolvere, modellare, adeguare il tuo contributo ed interpretare i ruoli a cui, di volta in volta, dai il tuo impegno.
Una considerazione che proprio Marisa mi suggerì quando riflettei sulla diversità di impressione che tanti anni prima avevo avuto di lei nelle vesti di Parlamentare europea e quella di tanti anni dopo.
A parità di stima, rispetto e autorevolezza era cambiato l’approccio perché erano cambiati gli obiettivi da raggiungere e la formazione del gruppo in cui integrarsi per lavorare: un nuovo e adeguato modo di intendere la vicinanza e i progetti unitari. Tanto più necessario ed evidente in una Commissione dove erano presenti tutte le differenti esperienze politiche, sindacali, sociali, impegnate a progetti unitari e unificanti, sempre rivolti alle donne, alla loro valorizzazione e protagonismo.
Ma parlare di amicizia prevede anche il ricordo di momenti che mi piace chiamare conviviali. Marisa cucinava bene e alla sua tavola, a cui sono stata invitata più di una volta per chiacchierare, oltre lo scambio di idee e progetti c’erano sempre cibi scelti anche tenendo conto delle tradizioni romane o ancor meglio delle produzioni agricole tipiche del Lazio.
Mi ricordo una volta, quando le chiesi dove faceva la spesa, e mi spiegò che al mercato poco oltre le mura di Via Latina ci fossero molti “vignaroli” come venivano e vengono chiamati i contadini che già prima dei mercatini a ”Km 0“ scendevano e scendono ogni mattina dalle terre laziali coi loro prodotti .
Finita l’esperienza della Commissione, l’amicizia è rimasta.
Grazie poi all’impegno di Marisa in Noi Rete Donne, decisa con Daniela Carlà, a cui anche io ho guardato con interesse, ho continuato ad apprezzare la sua incredibile capacità di non smettere di lavorare ed evolversi modulando di volta in volta il suo impegno sull’obiettivo e anche calibrando le forze, rispetto all’età in salita, ma senza mai sottrarsi.
Quell’interesse specifico per l’impegno con e per le donne, che data la sua esperienza a tutto campo, Marisa in ogni proposta o idea ha sempre avuto la caratteristica di non proporlo mai come separato, ma inserito in una visione complessa.
Di Marisa, poi, mi rimane l’immagine indelebile di lei impegnata a disegnare, durante ogni riunione, piccole opere astratte, disegni geometrici su foglietti sempre uguali che penso preparasse in anticipo, aggiungendo nella borsa qualche biro di vari colori per diversificare le sue “opere”.
Un’elaborazione, forse, della sua passione per dipingere, da rielaborare come compagnia delle infinite ore di riunioni. Io di quelle opere ne ho una, regalatami, caratterizzata dal verde, un quadro che ho incorniciato e che ogni volta che guardo con gli occhi della memoria mi riporta a lei, seduta ad ascoltare, disegnando e per lo più in compagnia dell’onnipresente sigaretta.
Il suo modo per concentrarsi e prepararsi a dare un contributo con proposte e suggerimenti. Grazie Marisa.
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