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Numero 6 del 2009

Libere o sicure?


Foto: Libere o sicure?
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Testi pagina 31

noidonne giugno 2009 31
sapesse nulla. Nessuno ha poi informa-
to Tamara sul luogo di sepoltura del suo
ragazzo. Da allora, la volontà di porre
fine a questi atti di odio e violenza è di-
ventata per lei motivo d'impegno civile.
Nel settembre 2003, la Chikunova ha
inaugurato una campagna mediatica
per l'ottenimento di una moratoria sulla
pena di morte nel suo paese, diffonden-
do un appello con una sottoscrizione
mondiale: le adesioni si sono contate a
migliaia in poche settimane. Tale mobi-
litazione sarebbe dovuta culminare in
una conferenza a Tashkent il 5 dicembre
2003, che è stata però impedita dal go-
verno uzbeko con scuse pretestuose. Gli
interventi delle diplomazie europee a
Tashkent per la creazione di una rete di
attenzione internazionale e sostegno lo-
cale si sono rivelati decisivi perché l'as-
sociazione potesse proseguire il suo la-
voro. Il primo luglio 2004 la Chikuno-
va, per la sua opera meritoria, è stata
insignita a Roma del premio Colomba
d'Oro per la Pace, conferitole dall'Istitu-
to di studi politici internazionali Archi-
vio Disarmo.
Tamara Chikunova, assieme a Dilo-
bar Khudajberganova, sorella di un
condannato a morte, ha poi intrapreso
nell'autunno 2004 un lungo tour che ha
toccato le maggiori città d'Europa e d'I-
talia, durante il quale ha denunciato la
drammatica realtà della pena di morte
nel suo paese. Al loro rientro le pressio-
ni dei servizi segreti e della polizia uz-
beka si sono intensificate. Dilobar ha ri-
cevuto esplicite minacce di morte se
avesse continuato a "propagandare
azioni contro lo Stato". Ma l'associazio-
ne ha proseguito incurante la sua attivi-
tà in Uzbekistan e all'estero, conseguen-
do presto tangibili risultati. Il 28 gen-
naio 2005, il presidente uzbeko ha di-
chiarato di fronte alle camere parla-
mentari riunite in seduta comune: "Non
stiamo parlando dell'introduzione di
una moratoria come avviene in alcuni
paesi dove i condannati devono aspet-
tare per anni l'esecuzione della sentenza
di morte, ma della completa abolizione
della pena di morte. (…) L'essenza del-
le riforme destinate a favorire il rinno-
vamento democratico della società civi-
le rende necessario porre fine alle esecu-
zioni capitali". Il primo agosto 2005, Is-
lom Karimov ha decretato l'abolizione
della pena di morte nel paese, rinviando
tuttavia di tre anni l'entrata in vigore
del provvedimento: il tempo necessario -
ha detto - per "costruire nuove carceri".
Nel settembre dello stesso anno, Tamara
è stata insignita in Germania del Premio
Norimberga per la sua strenua battaglia
civile, e il primo gennaio 2008 il Senato
dell'Uzbekistan ha abolito la pena di
morte dalla Costituzione del paese, so-
stituendola con il carcere a vita, proprio
all'indomani dell'approvazione della
moratoria universale sulle esecuzioni da
parte dell'Assemblea Generale dell'ONU
(18 dicembre 2007).
Attualmente coloro che erano stati
condannati a morte si trovano ancora
nei "bracci della morte". Nonostante l'e-
manazione del decreto presidenziale che
ha commutato le sentenze di morte in
ergastolo, non esiste ancora una giuri-
sprudenza ordinaria che lo metta in
pratica. Finché la Corte Suprema non
elaborerà e non approverà un adegua-
mento legislativo al decreto presidenzia-
le di abolizione, i prigionieri resteranno
nei "bracci della morte". Secondo quan-
to fissato dal decreto, le pene massime
sono ora l'ergastolo e la condanna a 20-
25 anni di reclusione, e l'attentato alla
vita di una persona, in qualunque cir-
costanza esso si verifichi, è considerato
un grave crimine.
A spingere la "pasionaria" uzbeka in
questo pionieristico impegno sul fronte
dei diritti umani, che le ha causato non
pochi problemi, è stata una precisa mo-
tivazione di fede: "Sappiamo che ci sono
persone che usano il nome di Dio per
spargere odio e violenza. (…) Noi, con
più impegno di ieri, crediamo che la re-
ligione non debba mai giustificare l'odio
e la violenza. Pace è il nome di Dio". E
proprio questa fede le ha consentito di
superare umiliazioni e pressioni psicolo-
giche esercitate su di lei perché si con-
vincesse ad abbandonare la sua opera
in difesa del rispetto per la vita. È stata
chiamata "la madre dell'assassino", è
stata accusata di favoreggiamento del-
la prostituzione, di essere una terrorista
musulmana, più volte ha ricevuto mi-
nacce di morte da agenti di polizia e da
ignoti. Ciononostante, ha proseguito
impassibile la sua battaglia contro la
pena di morte. E non solo nel suo paese,
ma anche in quelli limitrofi come il
Kyrgyzstan. Nei suoi "bracci della mor-
te" giacevano condannati che erano cit-
tadini uzbeki e russi. Tamara si è rivol-
ta al governo kyrgyzo e ai difensori lo-
cali dei diritti umani con un appello per
l'abolizione della pena di morte. Ha tro-
vato il sostegno dell'associazione "Citta-
dini Contro la Corruzione", diretta da
Tolekan Ismailova, e con lei ha dura-
mente lavorato per l'abolizione della
condanna a morte in Kyrgyzstan. Il 26
giugno 2007 è stata approvata la legge
che ha sancito l'abolizione giuridica
della pena di morte dal codice penale
kyrgyzo.
Tamara è in questo momento impe-
gnata per la stessa causa in Kazakh-
stan, Mongolia e (forse) Bielorussia.
Paesi nei quali è praticata la tortura,
che come la pena capitale rappresenta
un'esplicita violazione del diritto alla
vita, e come tale da considerare, secon-
do le parole di Tamara, "omicidio pre-
meditato", e pertanto i colpevoli do-
vrebbero essere condannati.
da una drammatica esperienza personale alla battaglia
per i diritti umani con l'associazione 'Madri contro
la Pena di Morte e la Tortura'
Tolekan Ismailova
Tamara Chikunova
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