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Numero 2 del 2018

Parlare di violenza


Foto: Parlare di violenza
PAGINA 3
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Testi pagina 3

Segue da pag 2
Perdono….. in prigione io ho perdonato me stessa. Ho smontato la mia anima, l’ho fatta a pezzetti e poi li ho tutti rimontati, li ho rimessi al loro posto. Ho riguardato la mia vita, ho ricordato tutto e ho cercato di spiegarmi perché sono diventata prigioniera dell’alcool, che mi ha fatto perdere il senso di me e mi ha dominata. Qui, in carcere, ho sofferto tanto, mi sono rotolata in terra, ho mangiato coperte di lana. Ho cercato la verità dentro me stessa. È stato un percorso dolorosissimo, ma oggi sono una persona diversa da quella che è entrata qui dentro. Oggi io mi amo. Oggi mi è tornata la dignità. Mi sono perdonata e per questo oggi qui posso parlare con voi di tutti i miei problemi e di quello che era diventata la mia vita. Stare in carcere, essere chiusa, è stato quello che mi ha permesso di fare questo percorso. La prigione vera era l’alcool, il carcere mi ha liberato. Adesso guardo al mio futuro e so che quando uscirò dai miei figli tornerà una donna nuova, avranno una nuova madre. Quando uscirò qui dentro lascerò il peggio di me e sarò una donna diversa, nuova. Perdonare se stesse è difficile, tanto. È doloroso. Ma si può fare. E io ci sono riuscita da sola”.


LUI SA LE LEGGI, HA PIÙ POTERE DI ME
Svetlana, Rebibbia, 26 novembre 2018

Di fronte alla violenza la donna si sente impotente. Le forze dell’ordine non capiscono o non stanno a sentire, al comune ti dicono che sei straniera. Invece mio marito è italiano e lui ha più potere di me, lui sa le leggi. Nella nostra cultura la donna deve essere sottomessa, non può studiare. La sua famiglia la vende alla famiglia del marito e lei si sente in debito. Fare tanti figli è l’unico modo per ripagare questo debito e allo stesso tempo è una prigione a vita per la donna, che riconquista una sua dignità di persona e una autorevolezza quando sarà nonna. La vita che vivi te la costruiscono gli altri e tu sei solo una ‘fattrice’. Adesso sono uscita dal tunnel, sono evoluta, sono cresciuta. Mi sono fatta i muscoli. Ho deciso di prendere in mano le redini della mia vita e di quella dei miei figli. Oggi dico che vorrei un futuro per loro, non dico un futuro rosa - quello non esiste - ma almeno la possibilità di procurarsi da mangiare onestamente. Oggi non ho più paura di mio marito, non può ferirmi né picchiarmi. Usa la sua furbizia per ricattarmi sui figli, magari dicendomi che non li potrò più vedere o non facendogli arrivare i soldi che io gli mando. Ho fatto una scommessa con me stessa, ce la farò.


PAROLE PER IL NOSTRO CORPO
Paola, Rebibbia, 2018

Il nostro corpo è un dizionario pieno di parole. Una bomba esplosiva; una trincea. Il nostro corpo non è solo anatomia è sempre qualcos’altro. È sesso, maternità, bellezza, provocazione e quindi motivo ingiustificato di VIOLENZA per le donne, seduzione, violazione, ribellione. È la merce di scambio di ogni piccola grande conquista o rivoluzione, la lavagna su cui scriviamo le tappe della nostra inarrestabile marcia per l’emancipazione, verso il POTERE. Il corpo può essere la nostra prigione o il nostro inno di liberazione. Abbiatene cura, trattatelo bene, amatelo, amatevi, in modo tale da sentirvi più FRESCHE. Il corpo è il nostro tempio, la nostra meraviglia.
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