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Numero 1 del 2025

80 anni dalla A alla Z


Foto: 80 anni dalla A alla Z
PAGINA 28

Testi pagina 28

gli ottanta / 1980 1989

I DIFFICILI ANNI DEL RIFLUSSO TRA NUOVE SFIDE E VECCHI PROBLEMI
La ricerca del dialogo con il movimento femminista e con le donne delle istituzioni mentre le televisioni commerciali impongono nuovi modelli culturali

Sfogliando i numeri degli anni Ottanta è evidente la complessità del passaggio che attraversa il movimento delle donne e le difficoltà nel raccontarla, ma emerge la determinazione nel voler continuare ad esserne parte anche sperimentando nuove possibili fisionomie giornalistiche. Non è una partita semplice. Da un lato c’è lo spessore ormai storico di un periodico che informa le donne da 4 decenni, dall’altro la forte spinta del mondo femminista che si pone dialetticamente con il percorso dell’emancipazione e con le donne nelle istituzioni. La stessa Udi è attraversata da venti di cambiamenti che scuotono la società italiana e non a caso il manifesto dell’undicesimo congresso nazionale (maggio 1982) invoca la “… politica di liberazione”.
Il decennio si apre con la strage neofascista alla stazione di Bologna: il 2 agosto 1980 una bomba esplode uccidendo 85 persone e ferendone 200. “È strage per rappresaglia” titola NOIDONNE e spiega ‘Hanno avuto mano libera per farlo” documentando lo sgomento e la rabbia ma anche la reazione della piazza. La traiettoria della strategia della tensione sembra inarrestabile con il suo nefasto intento di destabilizzazione, ma il Paese contrasta la spinta reazionaria e l’impalcatura democratica regge. Sullo sfondo, per fortuna, sono fissati diritti fondamentali che le donne si sono assicurate in precedenza con l’approvazione di leggi importanti grazie alla capacità della politica e del Parlamento di accogliere le istanze poste dalla società superando le profonde differenze per costruire alleanze tra le culture cattolica e di sinistra. Il cammino del progresso civile continua.“Le nostre 300 mila firme credete di poterle buttare al macero?” tuona il titolo (13 giugno 1981) di uno dei tanti articoli che danno conto dell’iter parlamentare della legge contro la violenza sulle donne. La mobilitazione da i suoi frutti: nel 1981 è abrogato il delitto d’onore e sparisce la possibilità di estinguere il reato di violenza sessuale con il matrimonio riparatore, ma la radice culturale della struttura patriarcale della società avrà bisogno ancora di tante e tante lotte per essere recisa.
Sempre nel 1981 è il 68% dei no al referendum per l’abrogazione della legge 194 a segnare una nuova vittoria delle donne, che lanciano un messaggio inequivocabile alle forze conservatrici e oscurantiste: la libertà di scelta non si tocca! Eppure queste ultime continueranno, con strategie indirette ma non meno pericolose, a depotenziare la legge usando la leva dell’obiezione di coscienza. Non si contano negli anni gli articoli e le denunce del problema. Quando e dove possibile si valorizzano le situazioni positive, come nel redazionale “Donna Salute Piemonte” (dicembre 1984) che informa sui servizi garantiti durante la maternità, a partire dalle diagnosi prenatali, o sull’interruzione volontaria di gravidanza, facendo il punto sui Consultori familiari pubblici attivi nella regione e fornendo addirittura l’elenco degli indirizzi.
L’inserto speciale per i 40 anni arricchisce il numero di dicembre 1984 pubblicando riflessioni che ripercorrono con orgoglio i passaggi salienti di una storia a partire dal 1944. “Noi Donne fiore vivo della Resistenza” è il titolo di apertura che avvia il racconto con un emozionante “Cominciò con un ciclostile” e con la grande foto di una giovane partigiana in bicicletta. Le 114 pagine di quel numero si concludono con un festoso annuncio: la raccolta fondi lanciata a sostegno del giornale e la ricapitalizzazione della Cooperativa Libera Stampa si sono concluse con successo e la redazione tira un respiro di sollievo. I due anni precedenti avevano mostrato i segni delle difficoltà economiche, infatti dopo molti numeri stampati come foglietti, grazie a questi sostegni e passando da settimanale a mensile, NOIDONNE sembra avere davanti un periodo meno problematico sotto il profilo della gestione, anche potendo contare sulla vitalità mostrata dalla sua rete e dal diffuso desiderio di partecipazione diretta e concreta delle lettrici. Del resto sono anni caratterizzati anche da novità interessanti, come l’istituzione della Commissione nazionale per la realizzazione delle Pari Opportunità tra uomo e donna, presieduta da Elena Marinucci. A tenere salde le fila della Repubblica, punto di riferimento per l’intero Paese, è il partigiano socialista Sandro Pertini, Presidente fino al 1985. Gli succede Francesco Cossiga, che simbolicamente e concretamente interpreterà un altro sentimento. Nel decennio si avvicendano 4 direttrici: Vania Chiurlotto, Annamaria Guadagni, Franca Fossati e Mariella Gramaglia. Il bisogno di un nuovo timbro editoriale è dimostrato dai contenuti e si evidenzia anche nelle diverse vesti grafiche proposte quale dimostrazione tangibile della ricerca di intrecciare l’identità storica con il racconto dei profondi mutamenti della società. Nascono le pagine gialle, dedicate all’attualità oppure autogestite, e inizia la pubblicazione di Leggendaria come inserto letterario. Mentre rimane saldo lo storico rapporto con il mondo cooperativo - che si arricchisce di numeri speciali dedicati alle donne nella cooperazione - il giornale si apre a tematiche nuove. Il numero che titola ‘Lei ama lei’ affronta apertamente, e come mai prima, le questioni poste dal movimento lesbico. Intanto l’Aids diventa questione di primo piano suggerendo riflessioni sulle libertà sessuali e il demone della droga si insinua drammaticamente tra i giovani. NOIDONNE parla di lavoro e di politica, di prostituzione e di pornografia. Il filo con le lettrici si mantiene forte attraverso le lettere che arrivano numerose e sono pubblicate nelle pagine loro riservate. La caduta del muro di Berlino sigilla il passaggio a un nuovo mondo che si annuncia ricco di incognite e le grandi spinte ideali del decennio precedente lasciano il posto a un diffuso sentimento di incertezza il cui esito è il disimpegno. La nascita delle televisioni commerciali incide nel mercato pubblicitario oltre che nella cultura, e la diminuzione delle inserzioni diventa un problema molto serio per il giornale, che dovrà affrontare nuove e difficili sfide.
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