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Numero 6 del 2009

Libere o sicure?


Foto: Libere o sicure?
PAGINA 26

Testi pagina 26

Prof.ssa Muzzarelli, Lei è vicepresidente
della Regione Emilia-Romagna, assesso-
re all'Europa, cooperazione internazio-
nale, pari opportunità. Proprio su que-
st'aspetto, sulle pari opportunità: a che
punto siamo in Emilia-Romagna? Quali
le conquiste e quali le sfide?
Il mio primo pensiero va dall'occupazione
femminile. Poiché il lavoro non è solo un obbligo,
ma un grande strumento di affermazione di sé,
c'è un dato piuttosto importante che ci riguarda:
nella nostra regione è stato superato con ampio
anticipo il tasso femminile di occupazione, che
l'agenda di Lisbona ha fissato al 60% entro il
2010 per l'Europa. Bene, in Emilia-Romagna è già
oltre il 62%. Un risultato indubbiamente impor-
tante. Ma possiamo sentirci rassicurati anche da
altri aspetti: mi riferisco a una serie di investi-
menti che sono stati fatti, come il Fondo regiona-
le per la non autosufficienza. Può sembrare lon-
tano dal tema delle pari opportunità, invece è vi-
cinissimo, perché è una 'misura' che allevia da uno
degli impegni più gravosi, ma anche più impor-
tanti a livello etico, e cioè la cura degli anziani. E
lo fa dando sollievo a donne, spesso di quella ge-
nerazione intermedia, che si trovano a fare i con-
ti sia con la cura e l'assistenza dei più giovani, ma
anche della terza età. Il fatto che la Regione ab-
bia scelto di incrementare il Fondo - ma potrei
elencare altri settori importanti per le donne in
cui investe da sempre, come i nidi, le materne, i
servizi di cura in genere - è fondamentale. Per me,
aver ereditato quest'impegno per le pari opportu-
nità, in una Regione dove sul tema c'è una sensi-
bilità diffusa, è una grande sfida, un grande im-
pegno per migliorare ancora. Anche perché se le
donne stanno meglio, tutti stanno meglio.
La crisi. C'è, è globale, non sappiamo quando
terminerà. Cosa significa per le donne?
Qui il mio pensiero si biforca. Per un verso, penso
che la crisi sia un ambito dove le donne sanno da-
re il meglio di sé. Per un altro, invece, è una con-
dizione in cui rischiano molto, più degli uomini.
Lo dico alla luce dell'esperienza storica: in gene-
rale le donne hanno saputo manifestare le loro
capacità nel periodo di interregno, quando il ma-
rito era lontano o assente, in caso di vedovanza.
Occasioni in cui le figure femminili hanno mo-
strato le loro potenzialità e qualità, per cui da
quest'ottica la crisi, che richiede anche una flessi-
bilità, una presenza interstiziale, si attaglia al tipo
di atteggiamento che storicamente hanno avuto
le donne. Da questo punto di vista la crisi non è
un aggravante in assoluto; però è un aggravante
in relativo, in quanto le prime a essere espulse so-
no proprio loro. Sono le donne le prime a torna-
re a casa, perché 'tanto possono fare altro', pos-
sono 'recuperare dei lavoretti'. E questo non è as-
solutamente giusto. Massima vigilanza, quindi.
L'Emilia-Romagna ha una lunga tradizione di
solidarietà. Solidarietà che la Regione ha fatto
propria "traducendola" anche nei progetti del-
la cooperazione internazionale. Quali sono i
fronti aperti?
Nell'assessorato che mi è stato assegnato ci sono
insieme cooperazione internazionale e pari op-
portunità. Una felicissima coincidenza, per me,
perché entrambi sono ambiti molto importanti e
di impegno morale, oltre che politico ovviamen-
te. E poi perché è possibile operare degli 'slitta-
menti', e portare quindi sensibilità e competenze
maturate occupandomi di donne anche nel setto-
re della cooperazione. Quando si parla di coope-
razione e sviluppo in Paesi in cui ci sono necessi-
tà primarie - penso, per esempio, a un lavoro sul-
la 'fungibilità' dell'acqua in Palestina - non c'è dif-
ferenza di genere che tenga, questa è una priori-
tà, su cui occorre lavorare tutti insieme. Ma lad-
dove è possibile, cerco di dare un'indicazione che
va verso la promozione dell'impegno femminile,
Intervista a
Maria Giuseppina
Muzzarelli
Pagine a cura del
Gruppo Partito Democratico
della Regione Emilia-Romagna
eEmilia Romagna Emilia Romagna
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