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Numero 1 del 2024

Dedicato a Marisa Rodano

 


Foto: Dedicato a Marisa Rodano
PAGINA 23

Testi pagina 23

Una vita dalla parte giusta
Mirella Ferlazzo

Marisa era già un monumento vivente per me, come per tutte le donne della mia generazione che hanno vissuto gli anni del femminismo e delle lotte per le libertà civili. Ma l’ho conosciuta personalmente solo nel 2017, quando lei aveva già 97 anni perché venne al Ministero dello sviluppo economico dove, in occasione dell’8 marzo, presentammo la rivista Nuova Etica nella Pubblica Amministrazione diretta da Daniela Carlà. La invitò Graziella Rivitti, che già la frequentava e partecipava alla alle riunioni di Noi Rete Donne, ma nessuna di noi pensava che sarebbe venuta data l’età. E invece, puntuale, si presentò e insieme alle amiche della redazione, ma anche alla presenza di docenti universitarie e della magistrata Paola De Nicola, ci aiutò a declinare il concetto di etica con quello di genere.
Asciutta, essenziale, lucida, volle parlare dopo avere sentito le altre perché, disse, non aveva nulla di originale da raccontare. Mentre ogni sua parola, intrisa di esperienza e di storia vissuta, ci diede una sferzata di energia.
Non abbiamo foto di quella giornata, ci resta una locandina e il ricordo della sua presenza, un regalo per l’8 marzo a noi dedicato.
L’ anno dopo sono stata a casa sua per una delle riunioni della Rete che ancora si facevano da lei.
Ognuna di noi parlò esponendo il suo punto di vista e, alla fine, lei tirò le conclusioni. Sintetica, senza enfasi, sempre con la sigaretta in mano, lei, mentre noi gustavamo dei dolcetti preparati dalla sua fedele Maritza.
Poi il segnale che era l’ora di andare venne quando Marisa cominciò a chiudere le imposte delle finestre che davano sul giardino della sua bella casa. Alle 20 in punto con questo gesto ci congedò per sedersi di fronte alla sua parca cena e alle notizie del TG con cui chiudeva la sua giornata.
Tornando da questi incontri pensavo che era una bella vecchiaia, la sua, come tutte la avremmo voluta, ancora in salute, circondata da amiche, con lo sguardo ancora al futuro e un contributo da dare.
Ma era così perché piena è stata la sua vita, una vita da “giusta”, dalla parte giusta, senza mai lasciarsi abbattere dalle sconfitte e dalle perdite personali, che pure ha sperimentato.
Tante volte, davanti ai passi indietro o alle battute d’arresto che le battaglie delle donne subiscono, ho pensato di mollare e di rinchiudermi in un privato più soddisfacente, ma il ricordo di Marisa mi ha sempre sollecitata ad andare avanti.
Chissà se lei era consapevole delle tracce che ha lasciato nel suo cammino e dentro ognuna di noi, che l’abbiamo conosciuta, anche per poco, e abbiamo attinto a piene mani dalla sua esperienza di vita politica?
Sento per lei, come per tutte le altre donne della Resistenza e di quelle che hanno dato vita alla nostra Repubblica, una grande gratitudine per averci condotte fin qui, e anche un grande senso di responsabilità: non disperdere quello che hanno costruito e mantenere i diritti e le libertà che ci hanno regalato.
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