Numero 1 del 2024
Dedicato a Marisa Rodano
Testi pagina 21
Il volto femminile del coraggio e della determinazione
Francesca Dello Preite
La straordinarietà che ha caratterizzato l’intera vita di Marisa Rodano rende piuttosto arduo, in questo momento, l’intento di individuare alcuni frangenti della sua esistenza che possano rivelarsi più illuminanti e significativi di altri. Le sue opere autobiografiche, così come i numerosi articoli e documenti attraverso cui è stato narrato il suo impegno politico e civile, racchiudono la storia di una Donna del tutto eccezionale, intellettualmente raffinata e visionaria, capace di vivere intensamente ogni istante del presente, con lo sguardo sempre rivolto al futuro, a quel domani da ri-pensare e costruire secondo un’etica democratica, paritaria e libera da falsi dogmatismi.
Dovendo però compiere una scelta, vorrei porre al centro di questo discorso il “coraggio e la determinazione” che hanno contraddistinto la figura di Marisa in tutte le fasi della sua vita, talenti che le hanno dato la forza di trovare fiducia in se stessa e di credere fermamente nella giustizia.
Anche nei momenti più bui della storia del nostro Paese, Marisa Rodano non si è mai lasciata prendere né dalla paura, né dallo scoraggiamento ma, al contrario, ha sempre lottato in prima linea con spirito tenace e indefesso per smantellare il clima di terrore e di odio fomentati dall’ideologia fascista, rendendosi protagonista attiva della ri-costruzione di una nuova società, fondata sui principi della libertà e della pace. Il suo coraggio e la sua determinazione non vennero meno neppure in quel fatidico 23 maggio del 1943, giorno in cui, insieme a suo marito Franco Rodano e ad altri/e esponenti del gruppo dirigente del Partito comunista cristiano, fu arrestata e incarcerata. Anzi, la detenzione presso le Mantellate si rivelò, contro ogni previsione e immaginazione, un evento catartico e tras-formativo. Lei stessa afferma: “Il mio atteggiamento psicologico nei confronti dell’arresto e della detenzione era singolare: ero gioiosa e, non sembri un paradosso, la mia sensazione più forte era quella di essere finalmente libera” (Rodano, 2008, p. 191). Tale evento dissolse in lei ogni sorta di deferenza rimasta nei confronti del padre e della madre generando un’insolita condizione esistenziale che la rendeva “non più figlia di famiglia” (Ivi: 191) ma persona autonoma e indipendente.
Con la fine della detenzione, avvenuta il 23 luglio del 1943, prese avvio per Marisa Rodano una intensa fase di attivismo politico, quello della Resistenza romana, che la rese protagonista, come lei stessa scrive, di una “resistenza senza armi” non avendo “mai preso un’arma in mano se non per trasportarla” e facendo “quello che centinaia e centinaia di donne hanno fatto in quei mesi” (Rodano, 2010, p. 18). E fu proprio in tale periodo che Marisa mise a fuco l’importanza della partecipazione femminile alla lotta per la liberazione dall’occupazione nazista e sviluppò un vivo interesse per le condizioni delle donne e la loro emancipazione, cosa che la portò nell’ottobre del 1944 a tenere la sua prima relazione “sulle masse femminili”, un discorso volto “a far comprendere alle donne come la politica non fosse solo cosa da maschi e soprattutto a convincere gli uomini di quanto fosse importante far avvicinare le donne all’impegno pubblico per farne un sostegno della nascente democrazia” (Ivi, p. 22).
Alla onorabile età di quasi 103 anni, Marisa Rodano ci ha lasciato in eredità un compito fondamentale: portare avanti l’edificazione di una salda e sostanziale alleanza tra i generi basata sulla parità e promossa attraverso il dialogo, il confronto e il rispetto, principi a cui lei stessa ha sempre fatto ricorso ponendoli al centro del suo pensiero e del suo agire politico. La democrazia è un “bene prezioso” da alimentare costantemente in ogni luogo e tempo del vivere umano. Marisa ci ha insegnato che ciascuno, con coraggio e determinazione, può dare il proprio contributo a questa causa. La cosa più importante è crederci