Numero 1 del 2018
Ti regalo una parola
Testi pagina 2
CONOSCERE LE PAROLE PER COMUNICARE I SENTIMENTI
Laura, Rebibbia, 2018
Con le parole riusciamo ad esprimerci, riusciamo a manifestare i nostri sentimenti, i nostri stati d’animo, le parole possono essere dolci o affilate come coltelli.
Avere un’ampia visione della lingua italiana ti aiuta a comprendere, infatti più è ricco il nostro “personale” vocabolario, più sarà facile esprimere un concetto.
Parlare è anche un’enorme responsabilità. Puoi uccidere interiormente una persona con una semplice parola, come la puoi far volare in cielo.
Non avevo mai pensato di regalare parole o di attribuirne qualcuna, in questo contesto è difficile.
Le parole che regalerei volentieri alla mia concellina e quasi sorella sono: CORAGGIO, perché tutto passa; GRAZIE, perché hai sempre creduto in me e mi hai sostenuto nei momenti difficili. Le regalerei anche la parola AMICIZIA, perché la sua, come la mia, è vera e profonda.
Regalerei qualche parola alla Polizia Penitenziaria: PAZIENZA, perché con noi ce ne vuole tanta, e anche la parola COMPRENSIONE, perché ognuna di noi è diversa, portiamo dentro un grande malessere e a volte diventiamo irascibili, dobbiamo essere capite e aiutate. È indispensabile.
In ultimo regalerei a me stessa la parola PERSEVERANZA, perché è grazie ad essa che non ho mai mollato davvero, mi regalerei anche la parola PERDONO, perché perdonare me stessa mi risulta ancora molto difficile.
E poi la parola più bella…LIBERTÀ… Libertà di potere esprimersi senza essere censurate, libertà di poter dimostrare davvero come siamo; libertà è uscire da questo posto e ricominciare a respirare un’aria nuova con uno spirito diverso.
E infine regalerei la parola GRAZIE a tutti coloro che mi hanno sopportato e supportato nei miei momenti bui, che con un solo sorriso hanno saputo regalarmi una SPERANZA.
Grazie a chi ha sempre creduto in me e a chi mi ha rimproverato quando sbagliavo e fatto capire i miei errori. GRAZIE a mio figlio, che nonostante tutto crede ancora in me e mi aspetta per cominciare a rivivere insieme una vita nuova.
E un GRAZIE INFINITO ai miei genitori, che ci sono sempre stati e non mi hanno mai abbandonata e che, malgrado tutto il dolore che hanno provato, credono ancora in me.
LE PAROLE NON SI INVENTANO
Sabrina, Rebibbia, 2018
Le parole non si inventano analogamente a come non si è in grado di inventare il dolore, la rabbia la delusione per decifrarli.
A volte si tenta di individuare e di ottenere quella che potrebbe essere la soluzione ottimale, eppure senza il verbo appropriato non si delinea alcun risultato e si approda in un flusso dove il disordine è dichiarato come feroce condottiero.
Le parole non si inventano ed esistono.
Il dolore stesso non si inventa e si percepisce.
La rabbia non si inventa e nasce.
La delusione non si inventa e si prova.
La potenza dello stato d’animo d’ognuno è regolata dal trasformarsi dell’intensità di queste con il fine di avvicinarsi alla felicità. Ma anche la felicità non si inventa e si raggiunge.
E l’amore non si inventa e si vede.
Quanto possono essere importanti e determinanti le parole in un patrimonio emotivo personale?
Io credo che le parole più belle riguardo l’amore e la felicità non siano ancora state pronunciate.
Quelle per noi, le più dure, non sono ancora state inventate
SPERO CHE MIA FIGLIA SI DIPLOMERÀ
Ferida, Rebibbia, 2018
Ferida, una giovane rom, bosniaca ha 21 anni. È in carcere da un mese e non sa ancora quando potrà uscire. Abbiamo raccolto le sue parole durante uno dei nostri incontri settimanali a Rebibbia femminile. “È la prima volta che sono in carcere e spero di uscire presto. Da tre settimane non vedo mia figlia Sara, che ha tre anni. Mi manca molto e vorrei anche vedere i miei genitori. Ho fatto uno sbaglio e adesso mi trovo qui, ma in futuro starò più attenta, cambierò la mia vita e, magari, troverò un lavoro e manderò mia figlia a scuola. Io sono arrivata alla terza media e sogno che Sara si diplomerà. Lei già parla italiano!”.