Numero 1 del 2019
Parole e pensieri
Testi pagina 2
DETENZIONE, REGOLE E PERSONE, Rebibbia, 18 marzo 2018
Le conversazioni, durante gli incontri settimanali di NOIDONNE nel carcere di Rebibbia femminile, scaturiscono dall’attualità e da quello che accade nella vita individuale o collettiva. Cerchiamo sempre di incrociare le riflessioni con uno sguardo duplice che oscilla tra il ‘fuori’ e il ‘dentro’. Lunedì scorso un tema su cui si è concentrata la conversazione (ovviamente rispetto al vissuto dentro il carcere) è stata ‘la regola’: la comprensione, le ragioni che la dettano, l’impatto su chi la subisce, il senso che ogni persona riesce a cogliere e a comunicare.
La detenzione è una summa di regole imposte dalle leggi e dai regolamenti, a partire dalle ragioni che hanno causato la pena fino all’insieme di imposizioni e divieti che regolano necessariamente la vita dentro al carcere.
Parlare delle regole non è semplice perché è difficile tenere a bada l’inevitabile impatto emotivo che producono. Ci abbiamo provato e ne è scaturito uno scambio che racconta differenti sguardi e sensibilità, mondi che vivono compressi e costretti ad un confronto continuo e forzato.
Maria Luisa. Le regole vanno rispettate ma è importante che siano uguali per tutte. Capiamo che in carcere ognuno esegue degli ordini, ma osservo che le regole non sempre sono rispettate e non sempre lo sono, sembra, in modo uguale per tutte. Se all’interno del carcere viviamo in serenità, viviamo con più efficacia la detenzione e conseguentemente il risultato della pena che scontiamo.
Anna Maria. Le regole vanno bene ma non si può prescindere dalla persona, l’essere umano su cui la regola impatta. Le esigenze fisiche, caratteriali, l’età. In carcere bisogna considerare il vissuto di chi è rinchiuso, dell’essere umano, uno diverso dall’altro. Bisogna prendersi cura dell’essere umano, per ottenere il risultato perseguito nel modo più utile.
Natalia. Mi colpisce che certe volte neppure chi è obbligato ad eseguire le regole conosce le ragioni che le hanno dettate. Per questo certe regole sono incomprensibili. Per quello che conosco delle regole in carcere io le rispetto e cerco di seguirle. Questo, per me, allevia la condanna. Sento che devo partire da me stessa e che devo saper gestire quello che il carcere mi impone sapendo che sono qui per riparare ad un errore che ho fatto.. Questa è una conquista bellissima: uno spazio per me.
Cjnthia. Se avessimo la possibilità di saperne di più sulle regole …. Se le conosco le posso rispettare... certe volte non le conosciamo neppure e, quindi le violiamo senza saperlo…
Anna Maria. Sì, dovrebbero essere messe per iscritto
Natalia. … E quando entri ti dovrebbero dare l’elenco di quello che puoi o non puoi fare… In carcere servono tre cose: regole, rispetto, educazione. Non bisogna mai dimenticare che ci sono regole umane, non scritte, e poi ci sono le leggi. Mi stupisce che certe volte gli animali siano più intelligenti nel rispetto dell’altro.
Gina. Le regole devono essere rispettate, è giusto. Ma l’umanità non deve mai mancare.
Laura. In carcere le regole non devono essere punitive ma educative. Fuori dal carcere le regole ci devono essere assolutamente, sennò sarebbe il caos. Devo riconoscere che le regole in carcere sono brutte e spesso dure da rispettare, ma mi hanno insegnato molto e mi hanno cambiata.