Numero 2 del 2018
Parlare di violenza
Testi pagina 2
LE VIOLENZE, I TRADIMENTI, I FIGLI, IL PERDONO
Dialogo in un giorno qualsiasi in un laboratorio come tanti altri
Rebibbia, 17 dicembre 2018
Un lunedì come tanti, arrivano un po’ alla spicciolata da Camerotti e Cellulare, i due reparti delle ‘comuni’ a Rebibbia femminile. Le signore che si sono iscritte al nostro laboratorio ‘A mano libera’ sono tante. Anche quest’anno è notevole l’attenzione verso gli incontri che proponiamo, poi la presenza settimanale si modula e si ridimensiona, ma è fisiologico e lo comprendiamo. Anche oggi le riflessioni partono dalla violenza contro le donne e si prendono vari rivoli, si parla dei tanti danni e dei tanti modi di viverli, di subirli. Si passa dal tradimento alle reazioni dei figli, soffermandosi sul dolore e riflettendo sul perdono. E via via che la discussione si anima, inevitabilmente le narrazioni scivolano sul vissuto di ciascuna.
“Ho scoperto che mio marito mi tradiva con una persona molto vicina alla mia famiglia – racconta Betty -. Quando l’ho saputo ho provato un dolore tremendo. Il mio cuore era a pezzettini. Ho pianto per quindici giorni e il primo istinto è stato di cacciare mio marito di casa. Poi mi sono domandata cosa stavo facendo e cosa io volevo. Allora ho deciso di superare quella cosa accaduta. Ma per farlo ho capito che dovevo perdonare. Allora ho cambiato il mio punto di vista su quello che era successo e la prima cosa che è accaduta è che lei mi ha fatto pena. Dentro mi è scattato di guardare avanti. Allora ho detto a mio marito che dovevamo lasciarci quell’episodio alle spalle. Così abbiamo ricominciato un nuovo percorso e di quella storia abbiamo deciso di non parlarne più”. Anche il tradimento è una forma di violenza di fronte alla quale le reazioni possono essere molteplici e la scelta di scrivere la parola fine ad un matrimonio è dolorosa. È un’altra violenza che si può scegliere di vivere oppure, come ha fatto Betty, si può superare. È stato un lavoro duro e doloroso anche il suo, ma che l’ha portata al perdono. La presenza dei figli è sempre un problema in più da gestire e che fa parte della problematicità delle relazioni. “È sbagliato resistere per i figli alle violenze di un uomo, di un marito, di un compagno - dice Daniela
-. Bisogna pensare che per i figli non va bene vivere in una situazione dove provano paura o terrore… in loro così può nascere anche l’odio. Penso che certe donne accettano di vivere con uomini violenti perché sono anche manipolatori. Le cose possono cambiare anche con la maturità, l’esperienza ti può aiutare a sostenere le situazioni difficili e ti può dare il coraggio di prendere decisioni importanti. Di lasciare chi ti fa violenza”. Adriana continua lungo questo ragionamento e si domanda “… le donne devono resistere alle violenze per i figli, ma poi i figli lasciano le madri”. Di nuovo Betty: “il mio primo marito sono riuscita a lasciarlo solo quando mi sono sentita pronta, ho avuto bisogno di essere io sicura anche se le mie figlie mi dicevano che per loro lui era un estraneo. È un percorso interiore quello che fa la donna”. La saggezza di Anna Maria porta un punto di vista utile alla discussione: “i figli sono i migliori amici ma sono anche i peggiori giudici. Per amore nei loro confronti si supera tutto perché quello per i figli è un amore indiscusso. E lo capisci solo quando diventi madre. Io, per esempio, amavo tantissimo mia madre e pensavo che fosse il mio più grande amore. Dopo che è nata mia figlia lei è diventata la prima persona al mondo che amavo. Quello che si prova per i figli non ha paragone con niente altro e non ha paragone con il sentimento che si prova con qualsiasi altra persona. Ma lo capisci solo quando diventi madre”. Sul perdono e sul rispetto verso se stessa lasciamo la parola a Natalia. “Non c’è veleno nella mia vita, per me il concetto di odio non esiste. Se qualcuno mi fa del male io lo cancello, non lo voglio più vedere, ma non lo odio. Segue a pag 3